La legge 40-2004 e modifiche conseguenti

Passo dopo passo, la legge sulla fecondazione medicalmente assistita e tutte le modifiche conseguenti a suon di sentenze

di Valentina Paternoster

Pubblicato lunedi, 24 maggio 2010

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La fecondazione assistita in Italia è regolamentata dal 2004 dalla Legge 40: si tratta di una legge che correttamente ha avuto il compito di riportare ordine in quello che è stato definito il far west della procreazione, ma che ha avuto i grandi difetti di imporre sia rigidi divieti alle coppie che dal 2004 hanno intrapreso il percorso della PMA (procreazione medicalmente assistita), sia di imporre rigidi protocolli da far seguire ai medici a prescindere da quale fosse il problema della coppia che stavano assistendo. Da subito si è cercato di porre rimedio alle ingiustizie imposte dal legislatore ricorrendo ad un referendum abrogativo che però ha avuto esito negativo in quanto non si è raggiunto un quorum sufficiente di votanti.
Le uniche strade che, allora, sono rimaste alle coppie bisognose dell’aiuto della medicina per avere un figlio sono state quelle di fuggire all'estero per cercare in altri paesi (comunitari e non) quelle tecniche che qui in Italia non erano consentite oppure iniziare una battaglia legale ricorrendo ai tribunali per essere autorizzate a ricevere quelle cure che incostituzionalmente la Legge 40 vietava. Anche noi come coppia che ha affrontato il percorso della PMA ci siamo trovati ad affrontare i limiti imposti dalla Legge 40 e per la nostra vicenda personale abbiamo deciso di fuggire in Belgio per cercare aiuto da chi ce lo poteva offrire.
Ad un certo punto del nostro percorso però, abbiamo anche deciso a nostro modo di lottare per cercare di cambiare le cose qui in Italia ed è iniziata la nostra “battaglia personale” contro la Legge 40, la battaglia contro la mala informazione in materia di PMA, la nostra voglia di informare la gente sui disagi e le difficoltà che le coppie affrontano quando iniziano il percorso della fecondazione ed abbiamo aperto un blog.
Da allora molte cose sono cambiate a seguito di iniziative di associazioni di coppie infertili e a suon di sentenze giuridiche; in particolare: 30/04/08 modifica delle Linee Guida della Legge 40/04, queste le principali novità delle nuove linee guida:
- la possibilità di ricorrere alle tecniche di PMA viene estesa anche alla coppia in cui l’uomo sia portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili, e in particolare del virus HIV e di quelli delle Epatiti B e C,
riconoscendo che tali condizioni siano assimilabili ai casi di infertilità per i quali è concesso il ricorso alla PMA. In questi casi c’è infatti un elevato rischio di infezione per la madre e il feto conseguente a rapporti sessuali non protetti con il partner sieropositivo;
- l’indicazione che ogni centro per la PMA debba assicurare la presenza di un adeguato sostegno psicologico alla coppia, predisponendo la possibilità di una consulenza da parte di uno psicologo adeguatamente formato nel settore;
- l’eliminazione dei commi delle precedenti linee guida che limitavano la possibilità di indagine a quella di tipo osservazionale e ciò a seguito delle recenti sentenze di diversi tribunali e in particolare di quella del TAR Lazio dell’ottobre 2007. Questa sentenza come è noto ha infatti annullato le linee guida precedenti proprio in questa parte, ritenendo tale limite non coerente con quanto disposto dalla legge 40.
Questo aggiornamento ha introdotto la possibilità di effettuare la diagnosi genetica preimpianto che però nessun centro ha praticato: da una parte per paura di ritorsioni delle istituzioni (visti tutti i dubbi che il Ministero della salute con i suoi rappresentanti hanno continuamente voluto creare in materia) e dall’altra perché continuava a persistere il divieto di produrre più di tre embrioni e, come affermato dalla maggioranza degli esperti, effettuare la diagnosi preimpianto su un numero cosi limitato di embrioni rende questo tipo di esame praticamente inefficace.
01/04/09 sentenza della Corte Costituzionale: la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 14, comma 2, della legge 19 febbraio 2004, n. 40, limitatamente alle parole “ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre”. La Corte ha altresì dichiarato l’illegittimità costituzionale del comma 3 del medesimo articolo nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, come previsto in tale norma, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna. Questa sentenza ha ridato ai medici e alla scienza il potere di consigliare al meglio le coppie che affrontano il percorso della PMA introducendo la facoltà di creare un numero variabile di embrioni (in base alle singole problematiche delle coppie – es. età della donna) con possibilità di crioconservare quelli non
impiantati in utero. In questo modo le donne sono meno sottoposte a stimolazione ormonale avendo l’opportunità di utilizzare gli embrioni prodotti in una prima stimolazione e poi crioconservati.
13/01/10 sentenza del Tribunale di Salerno: il giudice autorizza l’accesso alla fecondazione assistita con diagnosi genetica preimpianto ad una coppia fertile. Il giudice Antonio Scarpa, ha così motivato l'ordinanza:
"Il diritto a procreare, e lo stesso diritto alla salute dei soggetti coinvolti, verrebbero irrimediabilmente lesi da una interpretazione delle norme in esame che impedissero il ricorso alle tecniche di PMA da parte di coppie, pur non infertili o sterili, che però rischiano concretamente di procreare figli affetti da gravi malattie, a causa di patologie geneticamente trasmissibili; solo la PMA attraverso la diagnosi preimpianto, e quindi l’impianto solo degli embrioni sani, mediante una lettura “costituzionalmente” orientata dell’art. 13 L.cit., consentono di scongiurare tale simile rischio”. Il Tribunale di Salerno, per la prima volta in assoluto, ha consentito di ricorrere alla procreazione assistita preceduta da diagnosi genetica preimpianto alla coppia fertile e che ha già avuto altre 4 gravidanze naturali, ordinando il trasferimento in utero dei soli embrioni sani, superando con una interpretazione della legge 40/04 in linea con la Carta Costituzionale, il disposto dell’art.1 comma 2 e art. 4 comma 2 della L. 40/04 che stabilisce il divieto ad accedere alla fecondazione assistita a chi non ha problemi di sterilità.
Ora rimane da abbattere un ultimo divieto, quello indicato nell'art. 4 comma 3 dove si dice che “È vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo”: per “fecondazione eterologa” si intende la PMA con utilizzo di gameti donati da un soggetto esterno alla coppia. Secondo noi deve essere offerta la possibilità di diventare genitori anche a giovani donne rese infertili da una menopausa precoce o
affette da endometriosi, a donne e uomini resi sterili da trattamenti di chemioterapia utilizzati per sconfiggere il cancro. Questi sono solo alcuni degli esempi di coppie che potrebbero avere la necessità di ricorrere alla
“fecondazione eterolga”.Sarà quindi necessaria una regolamentazione in materia, ma secondo noi non si può vietare la possibilità di avere un figlio a queste coppie, e quindi creare delle discriminazioni, visto che le tecniche esistono e che in diversi paesi europei già si applicano da diverso tempo.
Tag:  Legge 40, PMA, fecondazione assistita, Belgio, fecondazione eterologa

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