Intervista all'autore di Le nausee di Darwin

In previsione dell'Aperitivo con Autore di martedì 31 maggio da Il Mio Libro, Giordano Boscolo ha risposto alle nostre domande, confermando l'innato senso dell'umorismo che si ritrova in ogni riga del suo divertentissimo romanzo d'esordio

di Sabrina Minetti

Pubblicato giovedì, 26 maggio 2011

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Courtesy of Autodafé Edizioni
Com'è nata l'idea di scrivere Le nausee di Darwin? Folgorazione improvvisa o progetto covato a lungo?
Più che altro senso di colpa.
Mi spiego meglio: dopo la laurea mi capitò di vivere questa strana avventura a bordo di veri pescherecci, con veri equipaggi e, soprattutto, veri mari mossi e non potevo perdonarmi per non averne ancora scritto neanche una riga a distanza di anni. Così, un bel giorno, mi costrinsi a buttar giù un racconto basato su quell'esperienza; all'inizio dovevano essere solo poche pagine, più che altro un ricordo da fissare su carta e conservare nel diario personale, ma ben presto mi accorsi che la mia memoria era piuttosto lacunosa e non riuscivo a ricordare niente di particolare, a parte una ragguardevole sensazione di disagio gastrico, notti insonni e imbarazzo verso i “colleghi” pescatori, che lavoravano come muli mentre io passavo il tempo a ruttare sottocoperta.
Così, visto che la pagina di diario rimaneva bianca, cominciai a chiedermi se da quella singolare vicenda non fosse possibile ricavare qualcosa di più significativo, e di più condivisibile, rispetto a una semplice memoria intima e provai scrivere qualche capitolo preparatorio basandomi su sensazioni fisiche più che su ricordi di eventi precisi. Da quelle sensazioni, la più consistente delle quali era ovviamente la nausea, lentamente lo Zio Giuseppe e il suo equipaggio si profilarono all'orizzonte, emergendo dalle nebbie in cui la mia indolenza li aveva relegati.

Nel romanzo tratteggi alcune intense figure di pescatori. Li hai conosciuti così come li descrivi o sono personaggi frutto della tua immaginazione?
Per la maggior parte del tempo durante le traversate me ne stavo il più possibile defilato, in primo luogo per non intralciare il lavoro dei pescatori, ma soprattutto perché, a parte i primi tempi di divertita curiosità, gli equipaggi ne avevano le scatole piene di ritrovarsi questo peso morto (cioè io) tra i piedi. Quindi non sono riuscito a entrare davvero in confidenza con nessuno di loro. Con questo non voglio dire che i marinai fossero scortesi o poco ospitali, ma provate a immaginare come vi sentireste voi se, mentre state lavorando, un tipo dall'aria stravolta e pallido come un cadavere continuasse a seguirvi e a fissarvi per tutto il tempo senza esservi di alcun aiuto. Vi verrebbe voglia di entrare in collisione, più che in confidenza. Direi quindi che i personaggi dei pescatori sono più che altro liberamente “ispirati a”, piuttosto che il ritratto preciso di persone ben identificabili. Ma credo che questo valga per i personaggi di qualunque testo narrativo.

Invece, in merito al protagonista, quanto c’è di autobiografico?
Luca Visentin c'est moi.
Anche se gli eventi particolari raccontati nel romanzo sono in buona parte inventati (a parte i due capitoli ambientati nel ristorante), il carattere del personaggio, la sua visione delle cose, il suo modo di relazionarsi con gli altri mi appartengono fortemente. 

Il tuo romanzo sceglie decisamente la cifra dell'ironia. Questa opzione rispecchia il tuo modo di essere, la tua personalità?
Ho un rapporto conflittuale con l'ironia, e, se sono ironico, lo sono mio malgrado. L'ironia presuppone una presa di distanza da se stessi e dagli altri, un modo di vedere le cose dall'alto in basso, un atteggiamento derisorio nei confronti della realtà che mi dà molto fastidio. Chi è ironico in fondo non fa altro che fingere di essere qualcos'altro da quello che è. Se volessi spingere un po' più a fondo potrei perfino dire che l'ironia la detesto, e il fatto che molte persone mi considerino ironico può darvi l'idea di come sto messo.
In realtà nasce tutto da un equivoco, una questione di vocabolario: io ho uno spiccato senso dell'umorismo, ma adesso va molto di moda il termine “ironia”, quindi vengo frainteso in continuazione. O almeno me la racconto in questo modo...lasciatemi nella mia illusione.

La storia che hai scritto è ricca di riferimenti "simbolici". E' stata una scelta voluta o la storia ti ha preso e sono affiorati "da soli" nel racconto?
Questa sui simboli è il tipico esempio di domanda che mi terrorizza fin dai tempi del liceo: mai una volta che, nel corso di un'interrogazione, sia riuscito ad azzeccare un riferimento simbolico nei testi che avevo letto. Mai!
Mi fa molto piacere se dal mio romanzo emergono delle possibilità di interpretazione che vanno al di là del mero significato letterale, ma purtroppo non sono la persona più adatta a cui chiedere lumi.
D'altra parte sono convinto che il miglior interprete di un testo non sia necessariamente chi lo ha scritto, e non solo perché i lettori sono spesso più sensibili (o più cólti) dello stesso autore, ma anche perché le letture che si fanno passano sempre attraverso il filtro delle proprie esperienze personali. Ora posso tornarmene al banco?

La descrizione di paesaggi, luoghi, atmosfere che peso ha sull’intera struttura narrativa?
Non essendo un romanzo introspettivo, l'ambientazione ha giocato un ruolo fondamentale nella struttura narrativa. Se ho fatto le cose come si devono, i capitoli relativi al peschereccio dovrebbero essere in grado di comunicare al lettore un forte senso di oppressione, quasi carceraria, mentre la relazione tra il protagonista e i compagni di navigazione dovrebbe assomigliare a un rapporto tra prigionieri, a volte complici, altre volte in contrasto a causa dell'eccessiva promiscuità.
Inoltre, i luoghi in cui si svolge il racconto principale mi hanno obbligato a far parlare i pescatori in dialetto, non tanto per dar loro dei connotati macchiettistici e accentuare l'aspetto comico della vicenda, ma per rendere al meglio un tipo di umanità che l'uso della lingua italiana corrente avrebbe soffocato. Questa è stata la parte più difficile del lavoro, perché è la prima volta che scrivo in dialetto e non sono affatto un fine conoscitore del chioggiotto. Diciamo che un po' mi sono aiutato rileggendo alcuni testi di Goldoni, oltre ai dizionari on-line per quel che riguarda la corretta dizione delle parole, e per il resto ho fatto un ripasso generale frequentando assiduamente le osterie locali. Con buona pace del mio fegato.
 
Perchè tanta nausea nel tuo romanzo?
Hai mai trascorso 15 ore consecutive in un peschereccio durante una mareggiata?

Cosa vedi intorno a te? Come si riflette la precarietà di cui parli nel libro sulle scelte e sulla vita dei giovani che conosci?
Una delle conseguenze del precariato (ossia dell'instabilità) esistenziale in cui viviamo è che anche i significati delle parole stanno perdendo i loro contorni, i limiti che dovrebbero fissarle in modo da poter essere comprese da tutti senza possibilità di fraintendimenti; e una delle parole che si è definitivamente precarizzata è proprio “giovani”. Io non vedo che “giovani” intorno a me, e lo trovo spaventoso. Ho sempre più l'impressione che gli adulti siano scomparsi e che siano rimasti solo giovani e anziani-che-fingono-di-essere-giovani, finché non diventano decrepiti e non possono più fingere.
Detto questo, i più o meno giovani che conosco si comportano come si sono sempre comportate le persone in qualunque tempo: alcuni si adattano darwinianamente alla precarietà e riescono a trovare una parvenza di equilibrio accontentandosi di quello che passa il convento, altri si ribellano a rischio di soccombere. Per ribellione intendo il perseguimento dei propri obiettivi, a costo di inventarsi un lavoro che non esiste. Oppure la fuga all'estero, anche se non credo affatto che l'Italia sia l'unico paese in cui il precariato avanza. 

Una curiosità: chi è la vecchia signora che di tanto in tanto appare nella storia?
La morte


E ora parliamo di te.

Cos'è per te un romanzo?
I buoni romanzi che ho letto hanno innanzitutto contribuito a costruire la mappa del mio territorio sentimentale, aiutandomi a capire che cos'erano le sensazioni che provavo e spiegandomi perché le provavo. In altre parole sono stati i miei “libretti di istruzione” dell'anima. In seguito ho imparato ad apprezzarne anche il valore più strettamente letterario, e a meravigliarmi dei miracoli che alcuni scrittori sono riusciti a compiere con quelle poche lettere dell'alfabeto.

Quando hai sentito di esser stato morso per la prima volta dal talento per la scrittura?
Quando le suore, alle elementari, leggevano i miei temi al resto della classe. Devo però aggiungere che c'è una bella differenza tra avere una naturale predisposizione alla scrittura ed essere uno scrittore: purtroppo questa terra di mezzo è spesso abitata da sofferenza e frustrazione

Libro e film preferito
Don Chisciotte della Mancha e The Rocky Horror Picture Show. Per quanto riguarda quest'ultimo, un paio di volte mi è capitato di recitare la parte di Frank-N-Furter quando fa la sua uscita cantando “Sweet transvestite”. Un'esperienza fortemente liberatoria anche se chi mi ha visto mi ha tolto il saluto.

Tre parole per descrivere l'Italia di oggi
Le tre parole che ho in mente non le pronuncio perché sono un signore, dico solo che quando vado all'estero faccio finta di essere albanese.

Il tuo rapporto con l'universo femminile
Sì, ho sentito parlare dell'universo femminile...

Tre desideri di Giordano per il genio della lampada
- non sprecare invano il poco tempo che abbiamo a disposizione
- capire una volta per tutte che la vita non ha senso, senza cadere nel cinismo o nella disperazione
- far partecipare le suore delle elementari a una presentazione del mio romanzo

Come ti vedi fra vent'anni?
Con vent'anni in meno da vivere

Nuovi progetti letterari in cantiere?
Per il prossimo libro vorrei che il protagonista fosse una donna. Devo solo capire se lei è d'accordo.

Se fossi un luogo saresti?
Vorrei essere la panchina dalla quale Woody Allen e Diane Keaton osservavano Manhattan in una indimenticabile scena del film omonimo. Non c'è panorama che possa reggere il confronto.

Giordano in tre pregi e tre difetti
Pregi: curioso, contraddittorio, dannatamente bello
Difetti: mortale, pessimista, non so suonare neanche uno strumento musicale


Leggi la recensione di Le nausee di Darwin in DALLA LIBRERIA ROSA SHOKKING

Leggi le prime pagine del romanzo cliccando QUI

 


MRS ti invita a L'APERITIVO CON AUTORE
:

presentazione del libro di Giordano Boscolo
LE NAUSEE DI DARWIN


(modera Carlotta Pistone)



Martedì 31 maggio, dalla ore 19.00
presso Il Mio Libro - Via Sannio 18, Milano


per info: 02 39843651 - E-mail: info@ilmiolibromi.it

Tag:  Le Nausee di Darwin, Giordano Boscolo, Autodafé, precariato, biologia marina, Chioggia, Aperitivo con l'Autore, Il mio libro

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