Intervista a Federico Baccomo

Abbiamo incontrato l'autore di La gente che sta bene, conosciuto anche come Duchesne, il quale ci ha raccontato i retroscena del suo secondo romanzo dopo il grande successo del suo esordio da scrittore con Studio Illegale

di Carlotta Pistone

Pubblicato mercoledì, 1 giugno 2011

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Courtesy of Marsilio Editori
Da Studio Illegale a La gente che sta bene, medesimo contesto ma diversa prospettiva. Immagino che l’idea per il secondo libro sia nata quando si è incominciata ad intravedere la favorevole accoglienza riservata al primo…
In realtà l’idea è nata prima ancora che uscisse Studio Illegale, l’idea di raccontare un punto di vista opposto: da un lato – quello di Studio Illegale – la storia di un ragazzo che si sente estraneo alla vita che vive, ai suoi meccanismi, alle sue logiche, dall’altro – quello de La gente che sta bene – un uomo che quella vita, quei meccanismi, quelle logiche li sente affini.

Il tuo protagonista, Giuseppe Sobreroni, avvocato di successo cinico, egocentrico, talmente simpatico che a tratti vorresti quasi alzargli le mani, è dichiaratamente il cliché di una precisa categoria. Chi è “La gente che sta bene” del tuo romanzo?
La “gente che sta bene” è una formula che sembra dire tanto e in fondo non dice niente, si vede passare un tizio alla guida di un’Audi e si pensa “la gente che sta bene”, ci si trova davanti alla vetrina di un ristorante di lusso e, guardando i tavoli, si pensa “la gente che sta bene”. Poi, invece, se ci si ferma a riflettere, questo “star bene” non si capisce cosa sia, tranquillità economica?, successo?, felicità? Giuseppe mi sembrava il miglior rappresentante di questa categoria, il più scombinato. È uno che non si cura tanto di star bene, quanto di convincere gli altri che lui sta bene. È uno capace di dire: “Sì, è vero, ho un divorzio alle spalle, ma dire matrimonio fallito mi sembra fuori luogo, un punto di vista negativo, e non è questo il caso. Io preferisco parlare di una separazione ben riuscita.

Viene da chiedersi alla fine – ma anche all’inizio e a metà – del romanzo… ma questa gente, poi, sta davvero così bene?
Proprio questa contraddizione mi sembrava interessante, piena di spunti narrativi, avevo la sensazione che fosse il motore di un racconto che poteva prendere una piega insieme comica e tragica.

Sobreroni compare anche nel tuo primo libro. Quando lo hai creato avevi già pensato ad un possibile seguito per il suo personaggio e perché hai deciso di “riciclare” proprio lui?
Giuseppe era un personaggio secondario di “Studio Illegale”, uno di contorno, uno che parlava per frasi fatte, non aveva evoluzione, il classico personaggio bidimensionale, la nemesi appannata del protagonista. Eppure, non so spiegare bene il perché, è sempre stato il personaggio che mi divertiva di più, quello per cui, quando compariva, mi accomodavo meglio sulla sedia per scrivere. Così è nata l’idea di regalare un racconto, qualcosa di breve, ai lettori, in cui fosse il solo protagonista, una sorta di divertissement. Poi le idee hanno cominciato ad accumularsi, mi sembrava di vederci un gran potenziale, di avere tra le mani qualcosa di prezioso. Oggi, col libro finito, posso confermare che è stato così, Giuseppe, pur nella sua miseria, nella sua meschinità, nella sua pochezza, è un personaggio di cui ho amato scrivere, che mi sento fortunato ad aver incrociato.

Sembra che far ridere il lettore medio sia più difficile che farlo commuovere o emozionare, e tu sei riuscito nell’intento di divertire attraverso la scrittura per ben due volte di seguito. Il tono ironico e diretto che caratterizza il tuo stile è una dote innata o la conseguenza di una ravvicinata e approfondita conoscenza del mondo degli avvocati?
Io, è una scoperta un po’ banale forse, mi rendo conto che ascolto più volentieri i discorsi portati avanti con ironia, e non solo per una questione di interesse, ma anche di sostanza, sarà un caso ma le idee più belle che ho sentito sono state quasi sempre accompagnate da una mia risata. Perché poi il malinteso è che ironia significhi frivolezza. Per me è un’altra cosa, è quello sguardo di sbieco sulla realtà, quel modo di tirar fuori la contraddizione, l’insensatezza del mondo. Così, ne “La gente che sta bene” spesso può capitare di scoppiare a ridere (quella perlomeno era l’intenzione) per poi bloccarsi e chiedersi: “Ma di che cosa sto ridendo?”

Dalla pubblicazione di Studio Illegale la tua vita è probabilmente cambiata. Chi è, oggi, l’ex avvocato Federico Baccomo, e cosa davvero vuole farne della sua vita... professionale?
Tante cose son cambiate, in questi ultimi due anni, invece di dedicarmi a e-mail che cominciavano con “please find attached” e finivano con “best regards”, mi son trovato a pensare a cosa far dire a una donna che stava tradendo il marito, a trovare un sinonimo alla parola “declivio”, a inventarmi battute con cui chiudere i capitoli. Poi, alla fine, la cosa strana è che l’una e le altre cose si fanno allo stesso modo, da seduti, a una scrivania, di fronte a un computer. Quanto al futuro, è difficile da dire, l’esperienza mi ha mostrato quanto i progetti siano fatti solo per poi essere raccontati a distanza di anni come idee bizzarre che chissà come ci erano venute in mente. L’intenzione naturalmente è quella di continuare su questa strada, scopro con piacere che più si scrive, più si hanno cose da scrivere.

Studio Illegale ha avuto un vastissimo seguito grazie anche al blog omonimo di Duchesne, lo pseudonimo con cui, morettianamente, ti si nota, o meglio, ti si notava di più. Per “La gente che sta bene” la Marsilio ha pensato ad un’altra ingegnosa forma di promozione a mezzo web, traino sperato per la successiva uscita del libro. Che genere di esperienza è stata e continua ad essere, anche commercialmente, se paragonata a quanto il blog ha rappresentato per Studio Illegale?
Il blog di Studio Illegale è stato qualcosa di irripetibile, migliaia di contatti al giorno, fino a duemila commenti a un singolo post, una comunità che esisteva a prescindere da me, quel tipo di spinta “commerciale” non  può essere ripetuta con i mezzi ciechi del marketing, sono profili non calcolabili. Con La gente che sta bene si è pensato a una sorta di falso sito (www.lagentechestabene.it) dedicato a questo strano protagonista, Giuseppe, in cui c’è tanto materiale extra che ho scritto con l’idea di fare per una volta qualcosa di unicamente comico, una falsa biografia sul modello di quelle dei primi racconti di Woody Allen, dichiarazioni, pagine di diario, un colloquio, e una caccia al tesoro con una versione speciale del libro quale premio. Ma l’affetto, ecco, quello non lo si può programmare e subappaltare a una società di comunicazione.

Studio Illegale, il film è in uscita: Fabio Volo è Andrea Campi. Sul tavolo ci sono proposte anche per “La gente che sta bene” (e ce n’erano già ancor prima della pubblicazione). Facciamo il gioco del no-budget-limit: chi è sullo schermo Giuseppe Sobreroni?
Più che no-budget-limit applicherei un no-death-limit, e mi verrebbe da dire Vittorio Gassman, uno che si portava in faccia entrambe le maschere, la comica e la tragica.

E ora parliamo un po’ di te…
 
Quando hai sentito di esser stato morso per la prima volta dal talento per la scrittura?
È un morso che ancora mi manca. Mi sembra che, se riesco a tirar fuori qualcosa di buono, sia figlio di parecchio lavoro e poco talento nel senso comunemente inteso.
 
Com’è nato – già ai tempi del blog - lo pseudonimo Duchesne?
Puro caso, c’era da scegliere un nick, non avevo tanta voglia di pensarci e ho aperto un vocabolario inglese alla rubrica dei nomi. Poi ho scoperto che era la rubrica dei cognomi.
 
3 aggettivi per definire L'Italia e gli italiani
Smemorati, leggeri, avviliti. Ma mi rendo conto che avrei potuto dire di tutto.
 
Cosa manca secondo te al nostro paese per essere migliore?
Forse, più che mancare, c’è qualcosa di troppo.
 
Cosa significa avere un figlio nel 2011?
Aver fatto l’amore nel 2010, mi pare sia la sola cosa certa.
 
Libro e l’autore della tua vita
Il primo che mi viene in mente è “L’Aleph” di J.L.Borges.
 
Legalizzazione delle droghe leggere o no
Io legalizzerei tutte le droghe.. poi sembra sempre che essere a favore della legalizzazione voglia dire essere a favore delle droghe.
 
Progetti letterari per il futuro (ancora avvocati?)
Ho cominciato, 5 righe per ora, una cosa nuova (No, basta avvocati.)
 
Una città in cui vivere e lavorare
Telves.
 
Chi senti di dover maggiormente ringraziare per la persona e lo scrittore che sei diventato?
Son tante le persone cui dire grazie, è una fortuna.
 
Federico in 3 pregi e in 3 difetti
Difetti: ultimamente mi è stato detto che sono egocentrico, che ho le mani da donna, che sono basso. Quanto ai pregi mi viene in mente quello che dice il comico Jimmy Carr: “3 pregi? Brillante, dinamico, intelligente, preciso.”


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Ed entra nel mondo dell'avvocato Giuseppe Sobreroni sul
sito de La gente che sta bene
 
Tag:  La gente che sta bene di Federico Baccomo, Marsilio, Studio Illegale, avvocati, cinismo, successo

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