Pari o Dispare

Intervista a Serena Dinelli, coordinatrice per il comitato "Pari o Dispare" del gruppo di lavoro "Donne, media, comunicazione".

di Valentina Paternoster

Pubblicato martedi, 18 maggio 2010

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Pari o Dispare nasce come comitato impegnato nel contrasto agli stereotipi di genere. Abbiamo intervistato Serena Dinelli, colei che guida il gruppo "Donne, media, comunicazione", in questo momento particolarmente impegnata sul fronte RAI con la richiesta di un osservatorio sulle discriminazioni di genere.

Come nasce Pari o Dispare e quali obiettivi si pone?
L'idea è nata mentre l'Italia stava recependo la Direttiva Europea 54 sulla parità donne/uomo nel lavoro (finalmente! la Direttiva è del 2006, il recepimento del 2009). La Direttiva offre un vasto campo di azione a chi voglia lavorare per la parità donna/uomo nel lavoro, anche se troppe donne forse ancora non la conoscono. In realtà da tempo e in molti modi l'Europa spinge per la parità, per esempio anche nel campo dell'immagine delle donne nei mezzi di comunicazione (non toccato dalla  Direttiva 54). Ma l'Italia continua ad essere un paese dove è difficile concretizzare i cambiamenti. Allora è nata l'idea di fondare un Comitato che segua in modo attento le questioni della parità di genere e della meritocrazia (che avvantaggia le donne). Personalmente ho trovato l'idea interessante perché si è partiti subito aggregando donne già attive e iniziative già esistenti, anche molto diverse, che di solito però non cooperavano insieme. Questo complica il lavoro, perché veniamo da culture e esperienze disparate, ma costituisce anche un grande potenziale: tutte le socie sono persone ricche di iniziative, mi dispiace non poterle citare una ad una. A proposito di diversità, per esempio, la più giovane ha 27 anni (la nostra Segretaria), la più anziana una settantina, e proveniamo da aree diverse, con una prevalenza di donne attive in azienda, nelle università, nell'associazionismo e nella comunicazione. La nostra Presidente è un'eminente economista, Fiorella Kostoris, la Presidente onoraria è Emma Bonino, Vicepresidente del Senato. Abbiamo tre aree di lavoro: "Donne, mercato del lavoro e società", "Donne, Media e comunicazione" e "Autorappresentazione di genere". L'area Media è importante in Italia: qui più che altrove i Media oscurano le donne vere e rappresentano il femminile in modo stereotipato, il che non facilita lo sviluppo di una cultura moderna.
 
In breve, come descrivere questo modo di rappresentare le donne nei nostri media?
Per dirla in breve, da molti studi risulta  una grande abbondanza di donne tipo "velina", una scarsità di donne competenti (non solo in campi "femminili", dall'estetica allo spettacolo), un'abbondanza di donne come "vittime", un'oscuramento delle donne politiche e così via. C'è inoltre un massiccio uso mercificato del corpo femminile per vendere, fare audience ecc. Su questo ha lavorato Lorella Zanardo, che fa da tempo un grande lavoro, sia di monitoraggio che di sensibilizzazione dei giovani, a partire dal suo film "Il corpo delle donne", ed è anche lei socia di Pari o Dispare.
 
Quali iniziative state attuando per diffondere un'immagine delle donne italiane più  moderna, emancipata, istruita?
Proprio in questi giorni il Comitato ha promosso una iniziativa che ci sembra molto utile: la RAI sta rinnovando la Convenzione che regola la sua attività. Questo consente di smuovere le acque. Un nostro emendamento propone che la RAI affidi, in modo trasparente, a uno o più istituti di ricerca un Osservatorio per un monitoraggio continuo dei modi in cui le donne e gli uomini vengono rappresentati nei programmi. Chiediamo anche che i dati siano via via resi pubblici e che uno spazio RAI on line consenta commenti e proposte da parte di chi guarda; inoltre, seminari di riflessione e aggiornamento per il personale, come è stato fatto in altri paesi. Già prima, su iniziativa propria di Gabriella Cims, Coordinatrice presso il Governo dell'Osservatorio sulla Direttiva Europea Media e Audiovisivi, un folto gruppo di personalità aveva proposto che nel contratto ci fosse una maggiore attenzione ai modi in cui le donne sono rappresentate e/o sottorappresentate, almeno nella TV pubblica.  La nostra proposta di emendamento sarà discussa martedì 18 maggio in Commissione Vigilanza in Parlamento, e ha avuto subito l'adesione di molte decine di parlamentari di maggioranza e opposizione, stiamo anche raccogliendo firme on line e su Facebook. Si è creata una bella sinergia anche con l'iniziativa della Cims. Poi, il 10 giugno a Milano, alla Statale, faremo una iniziativa sui Media, con Emma Bonino, la Presidente Kostoris, la Zanardo, la Cims, con videos nostri e con testimonials importanti, di cui alcuni già ci hanno "messo la faccia" in videos curati da Cristina Tagliabue (anche lei socia) e dal suo team: da Gad Lerner a Syria, da Cecchi Paone a Concita de Gregorio a Igor Barbazza... Invitiamo tutte e tutti a partecipare. Tra l'altro la nostra associazione è aperta anche agli uomini, credo che molti di loro possano essere interessati a una cultura del merito e a un'Italia più moderna. Abbiamo molte idee che mi sembrano buone da sviluppare, ma ci vuole tempo. Dobbiamo anche raccogliere fondi per reggere questa complessa attività. Il lavoro da fare è tanto e noi siamo un'associazione...  Ma stiamo crescendo, tante le nuove adesioni.  Comunque ci sembra importante parlare anche con chi la comunicazione la fa: a volte sembra che non si rendano conto di quante persone fanno arrabbiare, magari silenziosamente. E noi donne dobbiamo cominciare ad usare meglio il potere che abbiamo e di cui a volte sembra che non ci rendiamo conto...
 
Per esempio?
Un solo esempio. Siamo consumatrici e leader nel consumo familiare: perché dovremmo sopportare certe pubblicità offensive per noi? E' forse ora di "disabituarci" a questo andazzo e farci sentire.

L'Italia non è un paese amico delle mamme. Lo dimostrano le ingenue esternazioni della ministra Gelmini, le polemiche nate dall'intervista ad Ilaria D'Amico, da centinaia di storie di donne normali o in carriera che perdono il lavoro perché hanno avuto la malaugurata idea di mettere al mondo un figlio. State pensando a opere di sensibilizzazione cosicché fenomeni come questo mobbing sommerso emergano?
E' un problema ben presente, entro il Gruppo “Mercato del lavoro e società” si è formato un sottogruppo di lavoro, per ora non siamo arrivate a iniziative concrete, ma esistiamo da solo quattro  mesi... Come è emerso da un bellissimo recente convegno a Mantova, “Sui generis”, dedicato alla parità nel lavoro, gli imprenditori intelligenti sanno andare al di là degli sciocchi pregiudizi sulle donne: se si opera sulle leve dell'articolazione degli orari, sui servizi, su una cultura di condivisione familiare con gli uomini, sulla flessibilità, le donne sanno dare ottimi apporti. Lo dice anche la D'Amico parlando dei suoi datori di lavoro. E lo dimostra il fatto che i paesi europei dove le famiglie hanno più figli oggi sono anche quelli dove le donne lavorano di più fuori casa, con condizioni di supporto reale.

Per le adesioni all'iniziativa Osservatorio si può scrivere a segretariapod@gmail.com, andare su Facebook o al sito www.pariodispare.org


Tag:  RAI, Pari o Dispare, Fiorella Kostoris, Emma Bonino, discriminazioni

Commenti

19-05-2010 - 12:22:00 - Gilla
che felicità! forse un po' di fruzione consapevole farà bene a questo paese
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