Lo stupro rappresenta non solo una violenza del corpo ma anche, e soprattutto, un attacco alla dimensione spirituale delle vittime, che saranno costrette per il resto della loro vita a convivere con il dolore provocato dal ricordo di ciò che hanno subito.
Partendo da questo presupposto, la Cassazione ha deciso di dare maggior tutela alle vittime delle aggressioni sessuali, ancor più se la violenza è stata compiuta da un gruppo o se ci sono minori lesi nel loro “diritto d'innocenza”, riconoscendo un risarcimento, seppur sempre difficile da quantificare, per ripagare le vittime di stupro del danno subito.
La Corte Suprema ha di recente respinto il ricorso di due ragazzi accusati di aver violentato nel 1989 una ragazzina di 13 anni che hanno contestato non solo la violenza, ma anche il risarcimento dei danni morali dovuto (pari a 10.000 euro), disposto dalla Corte d'Appello di Palermo per la vittima. La sentenza, la n. 13611 del 21 giugno 2011, ha pertanto confermato la richiesta da parte della Corte d'Appello di incrementare la tutela per le vittime di aggressioni sessuali. Questo è un chiaro segno di come si debba tenere in considerazione sì il danno fisico ma e soprattutto quello morale (“degrado inferto alla dimensione spirituale”) in quanto, nel caso specifico, il tredicenne è stato «tradito dai compagni con cui di solito si intratteneva in una baracca di sera» subendo «un danno morale soggettivo, un pregiudizio ai suoi diritti in quanto persona, tra cui certamente quello pregnante della sua innocenza del fanciullo».
Esicuramente il fatto che la sua reputazione e immagine ne siano andate compromesse, «perché il tutto si è verificato in un piccolo centro e con modalità odiose», è decisamente un fattore, seppur secondario, ma comunque non da sottovalutare.