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Cosa significa per lei essere scrittrice?
Condividere; farsi ponte fra i sentimenti, le emozioni di chi scrive e quelle di chi legge, senza avere la presunzione di dare risposte
Cos'è per lei un romanzo?
Uno strumento privilegiato per mettere in relazione realtà e finzione, cercando di creare una sorta di complicità fra autore e lettore
Quando ha sentito di esser stata morsa per la prima volta dal talento per la scrittura?
A otto anni; i bambini custodiscono un mondo immaginifico che hanno timore di consegnare al giudizio degli adulti. Io annotavo i miei pensieri su pezzi di carta che poi nascondevo puntualmente. Ma ho cominciato a buttare giù racconti a vent’anni, senza mai pensare realmente di pubblicarli. Scrivere era ed è ancora per me un allenamento quotidiano
Che percorso ha fatto per arrivare dove si trova ora?
Ho guadato il fiume…. Dico spesso che la differenza fra chi sogna e chi realizza il sogno è la capacità di attraversare la vita e le sue contraddizioni quotidiane senza farsi vincere dal timore di rimanerne impantanati, di non riuscire
Il libro e l’autore della sua vita
Cent’anni di solitudine - Gabriel Garcia Marquez
3 aggettivi per definire L'Italia e gli italiani?
Stanchi, sfiniti, demotivati. Questa è per me l’Italia di oggi
Cosa manca secondo lei al nostro paese per essere migliore?
La capacità del singolo di recuperare quelle motivazioni, quei valori spesso relegati in cantina, in attesa che li persegua qualcun altro, magari la politica… Un’entità superiore cui delegare in toto la responsabilità delle scelte che non si ha più né la voglia né la forza di portare avanti. Siamo un paese che sta perdendo la speranza, la capacità di credere di poter incidere sul cambiamento. Qualunque esso sia
I giovani e l’editoria in Italia. Cosa ne pensa?
Che il talento non ha età. Credo altresì che non si aiutino i giovani a rapportarsi con la lettura in maniera autonoma e consapevole, a cominciare dalle famiglie. Ne consegue che anche il rapporto con la scrittura ne esce spesso penalizzato
Il suo rapporto con la politica
Sono un’idealista con i piedi ben piantati in terra, e mi rendo conto che il rapporto fra politica ed etica si fa sempre più distante. E c’è, a mio avviso, una necessità diffusa di ritrovarlo
Il suo rapporto con la religione
Sono profondamente credente
Tg, quotidiano o informazione su internet
Non posso fare a meno di nessuno dei tre
Un progetto per il futuro
Vivere in maniera meno convulsa
Un sogno
Il rispetto dell’infanzia, dei bambini
Un consiglio a chi vuole seguire le sue orme
Non aver timore di credere in ciò che si fa
Un difetto delle donne d'oggi
Aver perduto il senso della soddisfazione di sé, delle proprie capacità, troppo ancorate ai riconoscimenti o meno che le vengono dall’esterno
Poche parole per descrivere la donna nel 2010
Una donna capace di attraversare la vita – professionale e non – senza rinunciare alla propria femminilità e dolcezza. La determinazione non è sinonimo di durezza.
Una città dove vivere e lavorare?
Più di una: New York, Parigi, Roma.
Cynthia in 3 pregi e in 3 difetti
Determinata, idealista, generosa: tre pregi e altrettanti difetti
E ora parliamo un pò del suo romanzo, "La casa del vento"..
Il suo romanzo è il racconto dell’intimo tentativo di una donna di scoprire la vera se stessa, un percorso interiore in cui i ricordi si inseguono su piani temporali differenti.
Quanto ha messo di Cynthia nella sua protagonista, e cosa invece ha Lula in più, che lei non possiede (e che, magari, le sarebbe piaciuto avere)?
Lula è una donna capace di osservare la propria vita con uno sguardo orizzontale, tagliente come una lama. E lo fa senza mai cercare di possedere le proprie emozioni. Al contrario, le lascia andare, e così: nude e indifese, le consegna al lettore. In questo senso è una donna coraggiosa, molto più di me.
Lula dice che gli uomini di cui si è innamorata erano quelli sbagliati perché totalmente aggrappati alle proprie fragilità, incapaci di affrontare la vita con coraggio. Come mai, di fronte alla vastità dell’universo maschile, questa donna è finita con “due uomini così diversi tra loro ma dominati dallo stesso sentimento”?
In realtà, Lula fa questa riflessione nel momento in cui decide di mettere ordine nel dolore, riappropriarsi della sua vita; sconfinare. Ed è solo allora che si rende conto di aver cercato e voluto uomini incapaci di amare. Di dare e darsi in maniera autentica. La morte del padre, per la protagonista, in realtà è un’occasione per ritrovarsi senza timore di mettersi in gioco sino in fondo.
“La casa del vento”, però, è anche e soprattutto la storia di una famiglia e di quattro fratelli molto differenti tra loro. Per quale motivo proprio Lula – non Chiara, la prediletta, non l’intrattabile e incompresa Nica, non l’unico maschio Andrea - alla notizia della malattia del padre, sembra essere la sola a prender davvero coscienza della perdita a cui stanno andando incontro?
Si tende a dimenticare che il dolore è una delle tante facce dell’amore, e come tale vive di momenti diversi: di sorrisi, d’ironia tagliente, di condivisione di un’intimità a volte resa straordinaria proprio dall’eventualità di un distacco. Questo non vuol dire che Lula, rispetto ai suoi fratelli, ama di più suo padre, Lula ama diversamente: lascia libero il dolore di manifestarsi a modo suo, senza sconti. Perché in quella sofferenza muta lei cerca il riscatto possibile della sua vita. Né la prediletta Chiara, né l’infelice Nica né l’amato e unico figlio maschio Andrea sentono questa necessità, perché in fondo hanno ruoli ben definiti in famiglia. Si sono accomodati in ruoli prestabiliti e hanno indossato la maschera dell’egoismo per difendersi dal dolore.
Che significato ha Colle al Vento per la protagonista? Quale legame speciale la tiene indissolubilmente legata a questa casa, un attaccamento che invece non si manifesta nei fratelli?
Lula definisce la propria Casa: “Un luogo dell’anima, prima che delle geografie”. E il vento - che dà il nome al romanzo - è quello della vita, a volte tiepido, altre violento e incalzante. Un luogo che, per i fratelli, non ha evidentemente lo stesso potere evocativo e taumaturgico che ha per la protagonista che a quel vento si affida. Per sollevare la polvere che tutto nasconde o vela, ritrovare l’essenza autentica della vita, dei rapporti familiari spesso incistati nella quotidianità fatta di piccole gelosie, invidie, conflitti iniqui.
Quando ho ammesso di essermi commossa alla fine del libro, lei mi ha risposto – quasi stupita - che non sono stata la sola. E che, anzi, molti uomini le hanno fatto la stessa confidenza.
Di solito canzoni, film, a volte spot pubblicitari, sono creati ad hoc per far piangere gli animi più sensibili. Ma in un romanzo, sulla carta stampata, esiste un segreto, un mix di ingredienti, in grado di suscitare emozioni tanto forti?
Non credo ci sia un mix di ingredienti, credo che colpisca l’autenticità dei sentimenti, delle emozioni che l’autore cerca di trasmettere a chi legge, con gli strumenti che gli sono propri. Un romanzo – come dico spesso - scritto a mente lucida e cuore scoperto. Condizionata in parte anche dal mio lavoro che mi ha insegnato non tanto a fare i conti con il dolore, ma con la dignità del dolore. Con la forza, il coraggio, la capacità di sorridere e non smettere mai di credere che il giorno dopo può essere migliore di quello appena passato.
Le riflessioni lunghe e tormentate spesso portano ad una consapevolezza superiore, sull’amore, sulla famiglia, sulla morte. Ma non conducono anche verso una solitudine altrettanto superiore?
Credo che ognuno di noi in fondo sia un’isola. Per ricongiungersi agli altri bisogna gettare dei ponti: attraversarli. Desiderare di attraversarli. La solitudine è parte integrante della nostra vita. L’importante è che non diventi rifugio incondizionato ma approdo da cui ripartire, rigenerati, verso nuove mete. In questo senso, chi scrive non è mai solo; getta dei ponti immaginari e li attraversa leggero, sperando di giungere al cuore dei suoi lettori.
Molte persone hanno - o hanno avuto - la loro Colle al Vento. La mia è stata La Casa del Prato. Lei stessa, alla fine del libro, scrive che questo casolare fa parte degli elementi reali della sua vita che ha utilizzato nella narrazione. E’ ancora sua?
Si, ma lo sarebbe anche se non fosse più mia.
Leggi l'incipit del romanzo "La casa del vento" in LA SBIRCIATINA