Patrizia Violi. L'intervista

L'autrice di Affari d'amore - storia di un moderno matriarcato che sfrutta gli uomini come sponsor - ci ha rivelato alcune curiosità sul suo romanzo rosa, in attesa del Pomeriggio d'Autore di domani, 14 giugno '12 - ore18.30, da Il Mio Libro di Cristina Di Canio (via Sannio 18, Milano)

di Carlotta Pistone

Pubblicato mercoledì, 13 giugno 2012

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Dalai Editore
Ciao Patrizia e benvenuta su Mondo Rosa Shokking! Tutto il tuo romanzo ruota attorno alle vicende di quattro donne, un vero e proprio matriarcato, formato dalla nonna Beatrice e la figlia Isabella, mamma a sua volta di Angelica e Viola. Puoi delineare queste particolari figure femminili?
La nonna Beatrice è una settantenne, ex reginetta di bellezza, starlette degli anni’60, è cinica e astuta e ha sempre puntato sul capitale erotico, cioè sul potere manipolatrice delle belle donne, sull’idea di trovare un uomo ricco da cui farsi mantenere. E alcune vicissitudini della sua vita l’hanno convinta sempre più ad agire in questo modo. La figlia, Isabella ha invece un carattere più remissivo, a quarantasei anni è ancora totalmente succube della madre e non ha mai messo in discussione il suo credo. La più grande delle nipoti, Angelica, è anche lei sottomessa alle regole famigliari, ma è infelice e comincia il suo percorso di indipendenza. La piccola Viola ha sedici anni ed è totalmente fuori controllo, odia la sua strana famiglia, senza figure maschili, è gelosa della sorella maggiore e ne combina di tutti i colori per attirare l’attenzione.
 
Gli uomini per loro sono solo accessori, anzi, degli sponsor. Quindi che genere di rapporti instaurano con i partner e che immagine emerge di queste figure maschili leggendo il tuo libro?
Queste donne cercano uomini facoltosi che permettano loro di avere una vita agiata, quindi sono disposte a molti compromessi pur di accalappiare quello giusto. La nonna è oramai fuori tempo massimo quindi punta tutto sulla figlia e soprattutto su Angelica, che sembra sulla buona strada per garantire un reddito sicuro a tutta la famiglia, ma poi lei deraglia dal cammino indicato e il matriarcato va in crisi. La maggioranza dei personaggi maschili che ho descritto non sono molto luminosi e illuminanti. Ho enfatizzato alcuni stereotipi. Ma li riscatta tutti il ragazzo, normale e squattrinato, che incontra Angelica e di cui suo malgrado si innamora...
 
A un certo punto Isabella trova un nuovo fidanzato/sponsor che si rivela essere masochista. Come reagisce la donna di fronte a questa inaspettata situazione relazionale?
Ho voluto sottolineare che il mondo all’apparenza dorato delle protagoniste è in realtà di cartapesta, dietro si celano molte miserie. Quindi con un po’ di ironia ho descritto quello che “la povera” Isabella è costretta a subire per compiacere il suo nuovo amante, molto ricco ma piuttosto esigente nel soddisfare le sue manie. Lui paga e lei deve essere a sua disposizione, anche solo per rispondere a telefonate inopportune. Isabella sa che deve stare al gioco, perché c’è anche la “crisi” e gli uomini generosi non sono più così facili da trovare.
 
Il tuo romanzo è molto divertente, ma le vicende sentimentali di ciascuna delle protagoniste nascondono anche un comune lato amaro che, almeno in amore, non può che allontanarle dalla possibilità di essere davvero felici. Ce ne vuoi parlare?
L’amore nelle relazioni di queste donne è considerato un elemento pericoloso, che fa paura. Di conseguenza, per sopravvivere, si raccontano che la loro felicità non deriva dai sentimenti ma dalla razionalità con cui mantengono sempre tutto sotto controllo, con cui sanno manipolare i loro compagni.
 
Angelica, la figlia più grande di Isabella, è la prima ad entrare in crisi per la sua condizione di donna procacciatrice di uomini ricchi che le è stata inculcata da nonna e madre fin da bambina. Quali sono le sue insicurezze e in che modo tenta di emanciparsi e conquistare la sua indipendenza sentimentale ed economica?
Vorrebbe finire il suo corso universitario, laurearsi e provare a mantenersi da sola. Tutto ciò non solo perché è stanca di dover sopportare il suo amante, un ricco manager che ha il doppio della sua età e la tratta come un grazioso animaletto da compagnia, ma anche perché vive molto male la sua solitudine. Per la sua condizione strana, “di mantenuta”, non riesce ad avere amiche della sua età, l’unica ragazza che frequenta spesso la giudica. Ma emanciparsi è difficile in quanto mamma e nonna l’hanno manipolata al punto da toglierle tutta l’autostima. La storia del romanzo è anche quella del cammino di Angelica verso la conquista di una vita meno glamour, ma più normale e felice.
 
La piccolina della famiglia, Viola, ha solo 16 anni, è ribelle e in preda a una smisurata smania di protagonismo, che sarebbe normale visto l’ambiente in cui sta crescendo, ma che lei manifesta attraverso un uso smodato delle nuove tecnologie. Che cosa combina Viola per mettersi in mostra? Qual è la tua opinione sull’odierno rapporto dei giovani con i social network?
Viola è abbandonata a sé stessa e come molte ragazzine della sua età passa tanto tempo in rete. Per avere conferme e anche per guadagnare - i soldi sono il leit motiv di questa famiglia - decide di diventare una webcam girl, di adescare uomini usando twitter. Nel romanzo ho volutamente esasperato il rapporto di Viola con la tecnologia, però nella realtà sono molte le ragazzine che vincono le insicurezze postando in modo ossessivo immagini esageratamente sexy su facebook, tutte uguali, tutte a cercare di emulare, come cloni, le modelle delle pubblicità.
 
Lo scopo delle quattro donne è lo stesso, ma gli approcci cambiano perché sono i tempi in cui hanno vissuto e vivono a subire cambiamenti, da una generazione all’altra, oggi sempre più velocemente. Quali sono, quindi, le differenze più significative nel modo di pensare e agire, verso gli uomini, che caratterizzano le protagoniste?
Cercare un marito ricco è un evergreen: anche nelle favole si sposano i principi, non certo i cuochi di palazzo. Nel romanzo ho proprio voluto sottolineare che questa ricerca dell’uomo “giusto” per sistemarsi ha sempre la stessa filosofia, quello che cambia sono le modalità che mutano rispetto ai costumi. Per trovare il principe azzurro con il portafoglio pieno è meglio mettersi in evidenza, quindi: la nonna negli anni’60 era una bellona del Carosello, la figlia una fotomodella degli anni ’80, la nipote più grande una ragazza immagine e la piccola, più estrema, una webcam girl. Poi una volta adocchiato “il pollo” si agisce più o meno allo stesso modo. L’unica che qui fa fatica a seguire le regole è Viola, un po’ troppo irruenta per essere gentile con l’altro sesso.
 
Come mai hai deciso di scrivere questo romanzo?
Perché di famiglie così, tutte di donne ,nella mia vita ne ho incontrate un paio e mi hanno molto incuriosito. Poi l’anno scorso quando ho letto sui quotidiani le intercettazioni dei parenti delle Olgettine, che avidi, incitavano le figlie a chiedere sempre di più, ho incominciato a scrivere! 
 

E ora parliamo un po’ di te

Quando hai sentito di essere stata morsa per la prima volta dalla passione per la scrittura?
Sin dalle elementari sono sempre stata brava nei temi... quelli sul mio cane la maestra li leggeva sempre a tutta la classe. Poi sono diventata giornalista e provare a scrivere romanzi è stato lo step successivo.
 
Se dovessi dare un titolo alla tua vita?
Abbasso la noia
 
Il romanzo che avresti voluto scrivere tu
Senza vergogna: La signora delle Camelie
 
Incipit o finale?
Incipit, perché, anche facendo la giornalista, l’attacco è sempre stato fondamentale!
 
Nuovi progetti letterari in cantiere?
Continuerei con l’amore. Una mia amica mi ha raccontato una cosa di una sua vecchia zia... quelle zie che nessuno lo direbbe ma da giovani...
 
Tre aggettivi per descrivere “Affari d’amore”  
Romantico, ironico, realistico


di Patrizia Violi
2012, Dalai Editore
pp. 224  € 15,00
Tag:  Affari d'amore, Patrizia Violi, Dalai Editore, uomini sponsor, matriarcato, mantenute, emancipazione, Pomeriggio d'Autore, Il Mio Libro

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