Manarini e Rodighiero, Poco prima dell’alba

Scrittori a quattro mani, fra il buio e la luce

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Intervista doppia per questa coppia di scrittura, di cui è appena uscito il romanzo Poco prima dell’alba. M è Francesco Manarini, R è Massimo Rodighiero.

Scrivete in coppia. E tutti vi chiedono come ci riuscite. Io vi chiedo: com’è invece scrivere da soli?
M: Mi sento libero, senza vincoli: nessuno che possa cassarmi la parola troppo audace o la metafora azzardata. Poi, però, mi ritrovo sempre a elemosinare un “consiglio spassionato”…
R: Scrivere in generale è un’esperienza unica e incredibile. Da soli si hanno meno paletti, ma anche meno consigli.

Siete anche colleghi. Lavorate nella stessa azienda di materie plastiche. Il lato più ostico del tuo collega di scrittura in ambito lavorativo?
M: A volte è superficiale e approssimativo. E questo mi fa incazzare.
R: Tira le penne e bisogna essere abili a evitarle.

Di recente, durante una presentazione, avete detto che ultimamente litigate meno quando scrivete insieme. Dato che l’amore (letterario, s’intende) non è bello se non è litigarello, era meglio prima o adesso? Non sembra, ma la domanda è molto seria!
M: Questo l’ha detto lui. Litighiamo ancora, eccome. E lo trovo molto salutare per la buona riuscita del romanzo.
R: Premettendo che è impossibile scrivere con Francesco (il Mana) senza un confronto serrato su ogni riga, penso che la maturità raggiunta come co-autori oltre a ridurre i tempi giovi anche ai nostri scritti.

Una mattina uno di voi due si sveglia e legge sul giornale che l’altro è uscito in gran segreto con un libro tutto suo. Libro che nel giro di poche ore ha scalato le classifiche… Cosa pensate?
M: In gran segreto compro il suo libro, possibilmente usato, al Libraccio, e glielo smonto scientificamente parola per parola, alla ricerca di frasi fatte, luoghi comuni e orribili allitterazioni. Poi, quando mi rinfaccerà che il suo libro vende come Fabio Volo, vanterò la mia ostilità alle logiche di mercato. Rodendomi il fegato (sempre in gran segreto).
R: Onestamente sarei orgoglioso di lui, così poi posso tirarmela che scrivo con uno famoso.

Una mattina uno di voi due si sveglia e legge sul giornale che l’altro è misteriosamente scomparso. Dove lo cerchereste?
M: All’angolo di una strada dove si è appena svolta una maratona, stramazzato a terra, agonizzante, con la pettorina sbrindellata. Non ha ancora capito che non ha più l’età per certe cose.
R: Alla fermata Lima della metro di Milano. Starà suonando il mandolino nella speranza di tirar su qualcosa per pagarsi un babà nella prima pasticceria che incontra.

Se l’altro fosse il personaggio di un racconto sarebbe la vittima o l’assassino?
M: Lui sa essere diplomatico, cerimonioso, e sa, all’occorrenza, sfoggiare una discreta varietà di  facce da culo: assassino, senza dubbio.
R: ASSASSINO. Seriale, meticoloso e taaaaaanto crudele.

Il ricordo di qualcosa di indimenticabile che vi è successo … poco prima dell’alba.
M: Una mattina, poco prima dell’alba, ho sognato di sognare. Mi sono risvegliato in un sogno.
R: La settimana scorsa mia moglie al risveglio mi ha detto: “Questa notte, amore, non hai russato”.


Courtesy of Eclissi Editrice
Poco prima dell’alba è il vostro ultimo romanzo, tre storie avvolte dal mistero che convergono e si intrecciano paurosamente. Vi affascina l’incrociarsi dei destini o la narrazione “a scacchiera”? O tutte e due le cose?
M: Mi affascina l’idea di mettere le persone di fronte a eventi inattesi e sconvolgenti. Un po’ come nei film di Haneke. In questo senso, incrociare i destini di personaggi culturalmente molto distanti è stato un espediente per porre l’uomo a tu per tu con la sua vera natura, quella più animale e istintiva. Dall’attrito possono scaturire scintille interessanti, quando si scrive una storia.
R: La narrazione; ci piace sperimentare e metterci ogni volta in gioco come autori. Il lettore nei nostri scritti è seduto in prima fila, lo vogliamo attento e partecipe, fino all’ultima riga.

Poco prima dell’alba la luce è flebile. Troppa luce impedisce di vedere la verità?
M: Troppa luce accieca, certo: nel nostro romanzo la luce è metafora della verità; il problema è che non esiste una sola verità, e soprattutto non è così semplice, a volte, risalire a una verità oggettiva, assoluta.
R: Anche dopo la terza Sambuca è un concetto che mi sfugge, personalmente preferisco non sapere sempre la verità.

Percentuale di giallo, noir e thriller nel vostro ultimo romanzo? Risponde Manarini.
M: 30% giallo, perché c’è un mistero da svelare, anche se tendiamo a rifuggire dai canoni classici del genere; 40% noir, perché ci piace creare certe “atmosfere” cupe; 40% thriller, perché tentiamo sempre di mantenere alta la tensione. Così sfatiamo anche il mito dell’ingegnere che sa fare di conto. (40 + 40 + 30 = 110, ndr)

In che modo questo nuovo romanzo conferma o meno le vostre scelte narrative precedenti? Risponde Rodighiero.
R: Speriamo di essere riusciti a confermare il ritmo narrativo, protagonista del primo romanzo, e di aver dato al lettore qualcosa in più su cui riflettere una volta chiuso il libro.

Siete d’accordo sulla risposta data dall’altro alle ultime due domande?
M: Sì, il che ha quasi dell’incredibile.
R: Sì!, altrimenti chi lo sente!

Fa più paura il mistero o ciò che dal mistero si svela?
M: Si dice che si abbia paura di ciò che non si conosce; ma l’ignoranza va a braccetto con la speranza, e talvolta è preferibile a una sconcertante verità.
R: Il mistero, assolutamente! Una volta svelato perde tutto il suo fascino.


di Francesco Manarini e Massimo Rodighiero
2013, Eclissi Editrice
pp. 240
prezzo di copertina € 12
Tag:  Francesco Manarini, Massimo Rodighiero, Poco prima dell’alba, Eclissi Editrice, noir, Haneke, ingegnere

Commenti

10-12-2013 - 21:08:16 - jandkay
Intervista frizzante, ironica ma che delinea allo stesso tempo marcate personalita' degli scrittori. L' anima del libro rimane gia' da sé un giallo, che rimane solo da leggere....
26-12-2013 - 18:37:42 - anonimo
non conosco di persona Rodighiero, ma conosco benissimo Manarini, il suo carattere,la sua fermezza.Avrei scommesso che la sua serietà , il suo modo di osservare il mondo che lo circonda, il modo di riflettere, di parlare poco e di meditare molto su tutto e su tutte le vicissitudini della vita sociale,avrebbero fatto di lui una persona speciale.Francesco ,sin da bambino è stato sempre un appassionato del giusto, del necessario,del corretto, dell'utile .Bravo Franci, sono convinta che ancora darai tante sodisfazioni a chi ti vuole tanto bene. baci la tua zia Marì.
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