Intervista a Fabrizio Corselli

Benvenuti nel magico mondo di Drak'kast, libro fantasy molto particolare e suggestivo che l'autore presenterà martedì 28 giugno in occasione di un nuovo appuntamento letterario da Il Mio Libro, a Milano

di Andrea Tonetti

Pubblicato venerdì, 24 giugno 2011

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Courtesy of Edizioni della Sera - Disegno di Cesarina Ciotti
Per scrivere questo romanzo hai dichiarato di aver tratto ispirazione dalle tavole di Ciruelo Cabral. Come sei venuto a conoscenza di questo artista?
L’ho conosciuto ai tempi in cui giocavo assiduamente di ruolo. È quasi impossibile non conoscere Cabral, se ami i draghi. Il “Book of the Dragon”, della Paper Tiger, era un classico se non un must per ogni appassionato.

Che cosa ti ha colpito di più delle sue tavole?
La forza espressiva delle sue creature, la loro alterità, la loro fierezza, le posture che quasi sempre suggeriscono saggezza e ponderazione, a dispetto di creature considerate quasi sempre feroci e aliene al mondo degli uomini. Drak’kast non segue la classica correlazione cromatica al carattere del drago. Per esempio, Elkodyas, protagonista dell’opera, è un drago bianco, ma non per questo riprende le caratteristiche di tale categoria (dipinto canonicamente come istintivo e aggressivo, un predatore feroce).

Quando è nata in te questa passione per i miti e l'Epica?
La passione per l’Epica e per i miti è nata nel periodo delle Scuole Medie, durante la stesura di alcune ricerche di gruppo sulla Grecia Antica e sull’archeologia, in particolar modo mi hanno appassionato le diverse gite fatte presso gli scavi archeologici di Himera. La mia non è una scrittura improvvisata, sono nato in Sicilia, terra del mito, e da essa ho pienamente assorbito la storia, la cultura. Non dimentichiamo che la Sicilia ha avuto una lunga tradizione di Cantastorie e Trovatori, soprattutto quelli della corte di Federico II, che tuttora rivive nei cosiddetti “Pupi siciliani” di Mimmo Cuticchio.

Devo riconoscere che quando mi hanno mandato il libro da leggere subito mi sono spaventato. Come mai hai sentito il bisogno di fare una scelta così diversa dal normale schema narrativo dei racconti moderni?
Non è stata una scelta, è stata un lenta e progressiva evoluzione letteraria, che pian piano ha trovato la sua piena forma espressiva nella Poesia; nello specifico, nel poema. Io mi esprimo meglio attraverso i versi rispetto alla narrativa. Adesso mi ripeterò, ma è un po’ come chiedere allo scultore o al pittore il perché dell’utilizzo dello scalpello e del pennello nella loro arte. Il background storico-culturale ha influenzato in ogni modo questo percorso istintivo.

Drak'kast è un libro che ha nella sua originalità uno dei suoi punti di forza.
Ritieni che questa affermazione sia corretta?
Diciamo di sì. L’originalità di Drak’kast risiede nella sua struttura: un poema fantasy. Una composizione letteraria in versi, di ampia estensione, a carattere epico. Un testo che riprende la solennità dei versi della tradizione epica precedente, la musicalità della parola, che oggi è cosa ben rara da trovare. Drak’kast non procede per emulazione, nel vacuo tentativo di copiare Omero o i poemi epici del passato, per di più presuntuoso, bensì cerca di stabilire un coerente rapporto con la modernità, nella strutturazione di un sistema formale atto a combinare la dimensione dell’epos (della narrazione) e quella del verso, in una forma del tutto inedita. Da questo punto di vista, l’opera si avvicina più alla tradizione bardica e a quella dell’improvvisazione orale. Drak’kast è pur sempre un canto di 3000 versi circa.

Al di là delle tavole artistiche da cui hai preso ispirazione, ci sono scrittori che sono tuo punto di riferimento?
Lo scrittore che prendo come punto di riferimento è Pindaro, in assoluto, soprattutto per la passione che nutro nei confronti delle Olimpiadi Classiche, e per il carattere celebrativo che si riscontra nei suoi epinici, i canti della vittoria, composti per i vincitori delle diverse gare sportive. Adoro la sua forza espressiva, e nello specifico la poesia parencomiastica. A seguire, Alceo, Anacreonte, Bacchilide e Simonide. Per l’Epica, Omero, Virgilio e opere come il Beowulf. Questo come blocco fondamentale. Poi vi sono soprattutto i poeti romantici inglesi, e quello che amo più di ogni altro è senza dubbio Yeats. Di italiani, Foscolo e D’Annunzio. Come moderni, Walcott e Heaney.

Elkodyas è un po' l' “anello di congiunzione” tra i draghi e gli umani. Parlaci un po' di questo personaggio.
Elkodyas, il Bardo, noto alla stirpe draconica come Orodrast, è un naùstarak, ossia un drago metamorfosato, e altresì un valente quanto leggendario hadragnir, incantatore di draghi: una casta di cantori nata nel periodo dell’alleanza con gli elfi, il cui unico obiettivo era di mantenere l’equilibrio fra le diverse razze.
Elkodyas assorbe le caratteristiche tipiche del drago, inteso pienamente nella sua dimensione semantica. La parola drago deriva dal greco “drakon”, e fa riferimento principalmente alla radice “derkomai”, “avere un determinato sguardo”. Uno sguardo che alla fine è quello della poesia, visore di una realtà altra, inedita agli occhi del lettore. Elkodyas non è solo un protagonista ma anche un profondo osservatore.

Quando hai deciso di scrivere Drak'kast?
Decisi di scrivere Drak’kast tre anni fa, seguendo il concept di alcuni album musicali, per l’esattezza “Symphony of Enchanted Lands II” dei Rhapsody of Fire e “Somewhere far beyond” dei Blind Guardian, miei gruppi preferiti. Le tavole di Cabral sono servite tendenzialmente per la creazione di un percorso ideativo-immaginativo, ma la concettualità sottesa a quei due album è stata focale. A completare l’opera è stato anche l’intervento del progetto educativo Calypsos, che tuttora porto avanti col sostegno, in qualità di Educatore, derivando da esso alcuni input a livello di improvvisazione orale. Pertanto parlare di un solo punto d’ispirazione è abbastanza riduttivo. Drak’kast nasce dalla combinazione di più fattori ispirativi.

Secondo te quanto è rimasto ancora da dire sul fantasy senza ispirarsi e rischiare di copiare i grandi del passato e del presente?
C’è sempre molto da dire, anche laddove si dovesse ricorrere ai topoi classici del fantasy. I modelli letterari sono quelli, ma è la multiformità che fa la differenza, vedere l’oggetto da diversi punti di vista. Aspetta soltanto di essere inciso da una angolazione diversa, da quella luce creativa che è il più importante strumento dello scrittore. Poi, specialmente in Poesia, è l’effetto straniante che fa molto, ossia il saper dare una versione inedita della realtà, ritrovando il proprio paradiso linguistico nella metafora e nell’allegoria. Da questo punto di vista, il testo poetico è un vero e proprio microcosmo. Alla fine, se fai attenzione, anche Drak’kast impiega una serie di modelli tipici del fantasy, partendo dagli stessi draghi.

Qual percorso hai intrapreso per diventare scrittore?
“Scrittore” oramai è una parola troppo abusata. Nessun percorso, se non quello da autodidatta a livello di conoscenza sulla Stilistica e sulla versificazione. Nel tempo ho rafforzato lo studio sulla Poesia e sull’Estetica, occupandomi inoltre di Saggistica. Soprattutto molta lettura specifica. Prima di scrivere bisogna essere lettori. In Italia forse ci sono più scrittori che lettori.

Libro e autore della vita?
In verità sono ben due, e definiscono il mio approccio all’arte e alla vita: uno è il ” Laocoonte” di Lessing, molto illuminante, mentre l’altro “Pensieri sull'imitazione dell'arte greca nella pittura e nella scultura” di Winckelmann. Questi chiariscono molto bene il mio amore per i canoni estetici neoclassici. Considero la struttura poetica come il drappeggio scultoreo del peplo di una statua di marmo, come il  «riverbero della parola sulla parola, un addossarsi dell'una sull'altra, in sostanza una propaggine concettuale che nel proprio metaforizzarsi si comporta al pari di piccole pieghe che «nascono con dolce moto dalle pieghe più grandi e si perdono di nuovo in esse con nobile libertà e dolce armonia del tutto».
Come autore, invece, ribadisco Pindaro.

Una città in cui vorresti vivere e scrivere?
Di sicuro, Firenze. Per me è un po’ come una seconda casa, vi sono legati bei ricordi. Amo il suo fascino artistico, e l’influenza che ha sulla mia persona. È una città che sa sempre donarmi qualcosa, e soprattutto pungola la mia creatività. La capitale della carta da lettera. In ogni sua via è difficile non imbattersi in un negozio di questo tipo. Ogni anno vado almeno una volta a Firenze.

Progetti per il futuro?
Per adesso sto lavorando al secondo poema del “Drakkamal, la Saga dei Draghi Eterni” di cui fa parte lo stesso Drak’kast. Secondo, poi, sto operando la revisione di un’opera a carattere mitologico che presenterò alle Case Editrici. Il mito è quello greco. E non per ultimo, il completamento di un’opera a carattere libertino che esula dal fantasy ma molto vibrante, si potrebbe considerare quasi un “romanzo storico”.


Leggi anche la recensione in DALLA LIBRERIA ROSA SHOKKING


MRS ti invita a L'APERITIVO CON AUTORE:

presentazione del libro di Fabrizio Corselli

DRAK'KAST



(modera Carlotta Pistone)


Martedì 28 giugno, dalla ore 19.00 presso Il Mio Libro
Via Sannio 18, Milano


per info: 02 39843651 - E-mail: info@ilmiolibromi.it

Tag:  Drak'kast, Fabrizio Corselli, Edizioni della Sera, Ciruelo Cabral, draghi, poema epico, fantasy, Il Mio Libro

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