Aurora Frola. L'intervista all'autrice de I ricordi non si lavano

Faccia a faccia con una delle scrittrici italiane più promettenti

di Andrea Tonetti

Pubblicato giovedì, 7 marzo 2013

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Aurora Frola
Aurora Frola, originaria di Ivrea, è una delle rivelazioni del 2012.
Esordiente con le idee chiare, autrice di I ricordi non si lavano, ha scritto una storia dura e triste che rimarrà nella memoria di chi lo legge per molto tempo.
Questo è successo anche a me e ringrazio Aurora per l'intervista concessa.

Ciao Aurora e benvenuta su Mondo Rosa Shokking! Quando e come hai preso coscienza del passaggio da “vorrei scrivere un libro” a “sono in grado di scrivere un libro”?
E’ stato tutto molto naturale. Scrivo da moltissimo tempo, mi ha sempre affascinato l’idea di raccontare il mondo su carta ed è sempre accaduto in maniera molto istintiva. Altrettanto istintiva è stata la creazione di questo libro. Una storia particolarmente interessante e un messaggio forte da esprimere sono stati gli elementi che mi hanno guidato dall’inizio alla fine di quello che poi è diventato un romanzo.

La tua storia, come anche quella di altre scrittrici della tua generazione, parla di una ragazza disagiata. Pensi che oggi i giovani abbiamo un malessere maggiore rispetto al passato o forse la società ha finalmente cominciato a parlarne?
Io credo che il disagio sia sempre esistito. Ogni epoca porta con sé i presupposti per il malessere giovanile. Oggi c’è semplicemente una tendenza maggiore a raccontare questo disagio, a non vederlo più come un qualcosa da nascondere, ma come un qualcosa da testimoniare, forse nella speranza di aiutare altri giovani nelle stesse condizioni a sentirsi meno soli.

La tua protagonista è una perdente che, inizialmente, non fa nulla per cambiare le cose. Scartando che si tratti di una storia autobiografica, ti sei ispirata a dei fatti reali?
Si, mi sono ispirata a persone molto speciali, una in particolare, che mi ha regalato per certi versi il suo dolore, concedendomi di guardare dietro alla maschera. Un grandissimo regalo, che ho cercato di ricambiare portando questa storia su carta, mostrando le origini del disagio.
Io vedo Angelica più come una vittima, che come una perdente. Un’anima calpestata dal dolore che non ha saputo reagire in maniera corretta alla sofferenza.


Courtesy of Edizioni della Sera
Senza svelare troppo del tuo libro, pensi che le colpe dei genitori ricadano sui figli e che in ogni situazione chi vi assiste senza fare nulla si debba comunque considerare complice?
Io ritengo che le colpe dei genitori ricadano sempre sui figli, spesso danneggiandoli irreparabilmente. Ogni persona trascina con sé un bagaglio emotivo dettato dal contesto in cui è vissuto. Penso che chiunque assista a qualcosa di nocivo senza cercare di fermarlo sia da considerare assolutamente complice.

Ho trovato la descrizione della vita all'interno di un ospedale psichiatrico molto reale e convincente. Avendone visto uno posso dirti che corrisponde pienamente a ciò che è. Tu come hai fatto? Come è avvenuto il processo di documentazione?
Ho potuto conoscere la realtà degli ospedali psichiatrici proprio grazie alla persona a cui mi sono ispirata maggiormente. Un’anima danneggiata nel profondo che ha realmente vissuto il ricovero, scegliendo poi di raccontarmelo.
Mi ha regalato dettagli preziosi, emozioni, paure, desideri e scorci di vita all’interno di una realtà presente, a volte sconosciuta. Un’esperienza molto forte a cui ho voluto dar voce. Un enorme arricchimento personale e un grande insegnamento, che mi ha permesso di guardare davvero oltre quella che per tanti è solo follia.
Non finirò mai di ringraziare il coraggio e la disponibilità di chi ha scelto di prestarmi gli occhi.

Come ti ho detto durante uno scambio in chat, ho trovato un po' forzato l'uso delle metafore e l'anteposizione dell'aggettivo all'oggetto. Come mai hai scelto questo stile? Ti ispiri a qualcuno in particolare?
E’ uno stile narrativo che mi appartiene. L’intento è quello di utilizzare le parole per trasmettere emozioni, scardinandole dal loro normale utilizzo.
Non ho mai amato le scritture semplici e lineari. Ho sempre apprezzato i testi ritmici, scanditi da una punteggiatura violenta e da un’emotività palpabile.
Io cerco le letture emotive, quelle che riescono a farti ingoiare la storia, invece di raccontartela.
Durante il nostro scambio in chat hai paragonato in qualche modo il mio stile a quello di Isabella Santacroce nei suoi primi racconti brevi. In effetti ho sempre amato molto il suo modo di scrivere, sentendolo particolarmente vicino al mio.

La scelta estrema della protagonista è decisamente sconvolgente. Pensi che sia ora di smetterla di considerare i genitori degni di rispetto solo perché genitori? Quasi fosse impossibile che, proprio per il loro ruolo, possano sbagliare?
Penso che si debba assolutamente smettere di considerare i genitori degni di rispetto solo perché tali. Eppure risulta difficile, considerando il fatto che nasciamo e cresciamo totalmente dipendenti da loro e dai loro insegnamenti. Sono loro la nostra origine e screditandoli è come se in qualche modo screditassimo noi stessi.
Angelica incarna proprio questa difficoltà, continuando a inseguire un’idea utopistica di famiglia che si discosta chiaramente dalla realtà.

Come gestisci il successo che stai avendo? Ti piace incontrare i lettori o i potenziali tali? Andare alle presentazioni?
E’ molto emozionante veder apprezzare una propria creazione. Considero molto stimolante il confronto con i lettori, sono loro a offrirmi visioni del libro sempre diverse e a gettare la basi per nuove riflessioni.
E’ un mettersi continuamente in discussione, una bellissima occasione di confronto assolutamente apprezzata.

Qual è la frase che ti sei sentita dire di più dai tuoi lettori?
Una lettura difficilmente dimenticabile.Un romanzo che scuote gli animi e muove gli equilibri. Spesso i lettori mi hanno riferito di essersi lasciati trascinare dalla mente di Angelica, apprezzando l’assenza di filtri nella narrazione.

Marilù Oliva, che ha scritto la quarta di copertina del tuo libro, si proclama tua grande fan. E' un sentimento reciproco? Quale dei suoi libri ti è piaciuto di più?
Il sentimento è assolutamente reciproco, provo grande stima per Marilù Oliva considerando il suo talento artistico e letterario.
Marilù incarna la scrittura ricercata e originale, riuscendo a svincolarsi dall’ordinario, per regalare al testo un valore aggiunto sostanziale. Metafore e associazioni di parole sempre nuove e mai scontate.
Porto con onore le sue parole in quarta di copertina. Semplicemente sublime nel descrivere l’essenza di Angelica nella sua dannazione. Questo è indiscutibilmente talento.
Il suo libro che apprezzo di più è Repetita, credo per la scelta del protagonista, vittima diventato carnefice, che porta nelle sue devianze il peso di un’infanzia bruciata.

Libro della vita?
Un libro che rimarrà sempre dentro di me è Donne che corrono con i lupi, di Clarissa Pinkola Estes, forse per quel modo fiabesco di raccontare l’anima della donna o per gli innumerevoli insegnamenti di vita che affiorano tra una riga e l’altra.

Genere musicale preferito?
Soft Rock e swing

Stai lavorando a un altro libro? Ci puoi dire di cosa parlerà e quando vedrà la luce?
Si, sto lavorando a un nuovo romanzo, ma preferisco non svelare ancora nulla sull’argomento.
Tag:  Aurora Frola, I ricordi non si lavano, Edizioni della Sera, esordio, autolesionismo, droghe, manicomio,

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