A tu per tu con Barbara Fiorio

Ospite di Mondo Rosa Shokking l’autrice del romanzo “Buona fortuna”

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Barbara Fiorio, Photo by Sara Lando
Ciao Barbara, ci parli un po’ di te per presentarti ai nostri lettori?
Ciao a tutti e grazie per avermi invitata in questo mondo rosa shokking!
Sono nata parecchi anni fa a Genova e, dopo il liceo classico, l’università e un master, ho lavorato oltre un decennio nella promozione teatrale prima di fare moltissime altre cose, tipo la portavoce del presidente della Provincia di Genova, la problem solving a budget zero, la testimone di nozze o la scrittrice. Ho due gatti, faccio un ottimo salame dolce e brucio spesso i fagiolini perché me ne dimentico, sono ghiotta di cioccolato, non bevo caffè, ho una passione per Gaber, gli orsetti di gomma e la tinta unita, lancio fulmini e secondo alcuni leggo nel pensiero.

La tua passione per la scrittura quando è nata? E quando è diventata una professione?
È una passione che nasce dall’amore per la lettura, un amore che ho provato fin da piccola, da quando ho imparato a leggere. A otto anni sognavo di diventare una scrittrice, per la precisione di favole, a quell’età credo sia l’unico genere letterario che si considera degno di attenzione. Poi, crescendo, qualcosa in me ha scelto per la razionalità e la concretezza, nulla a che vedere col diventare una scrittrice. Continuavo a divorare libri, non più solo di favole, ma scrivevo per me stessa o nella community di blogger della quale facevo parte. Era bello stare lì, ci divertivamo moltissimo, si parlava di tutto, anzi, si scriveva di tutto, si rideva, ci si commuoveva, ci si indignava, si condivideva. Poi, un giorno, qualcuno mi ha semplicemente detto “Perché non scrivi un libro?”. E io ci ho provato.
Il mio primo libro è stato pubblicato nel 2009, il secondo nel 2011 e il terzo nel 2013. Se questo fosse un gioco di logica ipotizzerei il quarto nel 2015 ma chissà, magari riesco a battere il tempo e spuntare in libreria già l’anno prossimo.

E del tuo libro “Buona fortuna” che cosa ci racconti?

"Buona Fortuna" - Courtesy of Mondadori
È un romanzo ambientato a Genova, una città bellissima e complicata, dove vive Margot, una giovane giornalista che ha un gatto, un fidanzato chiamato Tormento e un lavoro precario. Ci vive anche Caterina, anziana titolare di una ricevitoria nel centro, che è sola e avrà bisogno di aiuto e di giustizia. È una storia di amicizia tra due generazioni con molto da darsi e da raccontarsi e che accompagna in un mondo, quello di chi affida ai numeri i propri sogni, fatto di contraddizioni, speranze e desideri, con una protagonista capace di sorridere di sé e degli altri ma anche di prendere la vita ostinatamente sul serio, quando è necessario.

Che cosa ti ha ispirato e spinto a scriverlo?
Ciò che mi ha ispirato e spinto a scrivere ogni libro: il desiderio di raccontare una storia. Scrivere è una necessità, un’impellenza, una gioia. Non si scrive pensando a se e quando si verrà pubblicati, si scrive perché i personaggi scalpitano e vogliono vivere la loro avventura.

Ci racconti qualcosa anche dei tuoi precedenti libri “C’era una svolta” e “Chanel non fa scarpette di cristallo”?
“C’era una svolta” è un saggio ironico sulle fiabe classiche, che io amo molto e che volevo raccontare nella loro versione originale, senza l’edulcorazione a cui spesso sono state sottoposte per il grande schermo. Le racconto con uno stile ironico e dissacrante, ma grande rispetto per gli autori che ce le hanno consegnate: Perrault, i Grimm e Andersen.
“Chanel non fa scarpette di cristallo” è invece un romanzo, il mio primo romanzo. Credo di poterla definire a tutti gli effetti una fiaba moderna, dove l’elemento reale e quello fantastico convivono per raccontare una storia –anzi, più storie- a lieto fine.

Le protagoniste e i protagonisti dei tuoi libri come nascono, da dove trai ispirazione?
Non esiste un giacimento segreto di protagonisti, un supermercato di identità narrative riservato agli autori. I personaggi arrivano come vogliono. Puoi svegliarti una mattina e averlo in testa, puoi sederti sulla panchina di un giardinetto pubblico o di una stazione ferroviaria e vederlo passare tra la gente, puoi partire da un’emozione e darle un corpo. Quando arrivano e ti ammiccano, l’unica cosa che puoi fare è seguirli e scoprire dove ti porteranno.

Le donne dei tuoi romanzi possono esser considerate vicine alle donne dei giorni nostri? Ad esempio Margot è una tipa tenace e determinata anche se nella sua vita di certo non fila tutto liscio…
Ambiento i miei libri nel nostro tempo, io stessa ne faccio parte e ne vivo le inquietudini: diciamo pure che nella vita dei giorni nostri è raro che tutto fili liscio, per questo preferisco i finali agrodolci, li trovo più credibili. Le donne e gli uomini dei miei romanzi sono, se non reali, realistici. Moltissime lettrici si sono ritrovate in Margot e prima ancora in Penelope, Beatrice e Maddalena. È bello quando qualcuna di loro sente il desiderio di dirmi quanto si sia sentita coinvolta, quali frasi l’abbiano colpita, in quali passaggi si sia sentita capita. Significa averla saputa raggiungere ed emozionare.

Che consiglio ti sentiresti di dare a chi ha voglia di scrivere un libro che narri dei tempi difficili che sta vivendo la nostra società: meglio una storia “dolceamara” e realistica o qualcosa di più leggero e sognante anche se più distante dalla realtà?
Non è importante quale tipo di storia uno decide di scrivere, l’importante è che sia sincero, che racconti una storia nella quale crede, che lui per primo vorrebbe leggere. Gli sconsiglierei di partire da una decisione razionale, come se fosse un progetto di marketing, soprattutto se è un esordiente. Se le difficoltà dei nostri tempi, i disagi sociali o le problematiche di alcune persone sono dentro chi scrive, se le sente sue, se le vive come battaglie da combattere o come malesseri da denunciare, verranno fuori da sole.

Hai già qualche nuovo progetto in cantiere?
Ho in sospeso il seguito di “Buona Fortuna”, credo che ci siano altre avventure in serbo per Margot, ma in questo periodo sto lavorando a un nuovo romanzo. Non posso anticipare nulla, ma sento già che i personaggi mi mancheranno, quando scriverò l’ultima pagina.
Tag:  Barbara Fiorio, Intervista, Buona fortuna, C’era una svolta, Chanel non fa scarpette di cristallo, Genova

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