Econosofia

La vera storia di Babbo Natale

di Sabrina Minetti

Pubblicato mercoledì, 27 novembre 2013

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È stato il Teatro Troisi di San Donato Milanese a ospitare lo scorso 21 novembre la seconda delle ventiquattro rappresentazioni programmate in tutta Italia per Econosofia, la vera storia di Babbo Natale, singolare esperimento di uso del linguaggio teatrale per parlare di economia e finanza etica, intrapreso dall'ABI Associazione Bancaria Italiana e da Patti Chiari.

A cimentarsi con questa insolita impresa autorale è stato Massimiliano Comparin, scrittore varesino, un romanzo di successo e pluripremiato all'attivo: I cento veli (Baldini & Castoldi), intensa opera che con gli stilemi del noir arpiona la storia e l'inconfessabile tragedia delle foibe.

Conciliare estetica e indipendenza dell’espressione creativa e obiettivi della committenza: sfida ardua. E Comparin la vince, centrando l’obiettivo, con un bellissimo testo, raffinato negli espedienti drammaturgici e avvincente negli esiti, perché, come tutte le cose scritte bene, può parlare a chiunque. E a chiunque può offrire spunti di riflessione. Alle menti strutturate dall’esperienza degli adulti, a quelle in formazione dei più giovani e a quelle luminose e spalancate dei bambini (in sala ce n’erano parecchi, attentissimi e coinvolti). A chi di finanza e di scelte economiche deve o dovrà prima o poi occuparsi per motivi di economia familiare o d’impresa, agli addetti ai lavori, e pure a chi muove le leve del sistema economico, perché Econosofia è uno spettacolo che non prende le parti, ma invita le parti a prendere atto delle proprie responsabilità in questa irrinunciabile sfera del vivere.

tre atti della commedia si sviluppano veloci, grazie a uno schema drammaturgico ritmato e in crescendo, che gioca argutamente… con il gioco dei ruoli.

Sulla scena Comparin mette dapprima Aldo, manager (ex) vincente. Mentre una carrellata di spot da fuori campo testimonia la caduta del mondo nella spirale consumistica e speculativa degli ultimi decenni, Aldo resta in mutande. Non solo in senso figurato: il primo attore si spoglia e resta davvero, e recita per tutto lo spettacolo, in boxer, emblematico monito e gustoso pretesto comico.

L’irrompere di Barbara, sua moglie, dà il via a un geniale lavoro di teatro nel teatro: per aiutare Barbara, che deve provare il suo intervento a una conferenza su cause e rimedi della crisi economica, Aldo deve fingere di essere parte di un immaginario pubblico, e fra il pubblico (vero) presente in sala scende, recitando domande finte e sbottando con i suoi dubbi “veri”. Veri del personaggio Aldo, s’intende, ma il processo di identificazione con lui da parte degli spettatori è garantito. È nella serrata e spassosa interazione fra i due che si affrontano temi quali stili di vita e di consumo, crisi economica, responsabilità individuale e collettiva, partecipazione, con Aldo – l’uomo medio che incalza, e Barbara che, per rispondergli e sostenere le sue tesi, via via veste i panni di Babbo Natale. Babbo Natale, colui che la simpatica conferenziera sceglie come simbolo del parossismo consumistico e del progressivo e pernicioso disimpegno dell’individuo nei confronti delle proprie responsabilità, non solo in campo economico, ma anche politico, culturale, sociale. E mano a mano che Barbara si trasforma in Babbo Natale, è proprio questi a farsi testimone di un più etico approccio. 

Infine tocca a Aldo trasferire a Charlie, scettico e un po’ qualunquista amico di famiglia, ciò di cui ora è consapevole e che lo muove verso scelte più responsabili.

I tre quadri sono mossi da un dialogo vivace, non solo quello che sviscera i temi di fondo del testo, ma anche quello sentimentale, delle scaramucce e delle piccole gelosie coniugali, e quello più goliardico fra i due amici uomini. E in sottofondo, con pochi sapienti e universali cenni, l'autore fa correre una storia: quella di Aldo, dei suoi ricordi d'infanzia, del suo presente in coppia, del suo incipiente desiderio di paternità e del suo futuro, che può farlo decollare in una nuova direzione, magari con un lavoro meno rampante, ma più sentito e forse con un figlio.

Bravi gli attori: Savino Genovese (Aldo), che firma anche la regia, Lorenzo Berto (Charlie) e Viren Beltramo (Barbara), notevole nell’impresa di interpretare un personaggio che ne interpreta un altro. L’attenzione è in effetti tutta su di loro, già nel testo e grazie a un allestimento che opera per sottrazione e valorizza l’interpretazione e i contenuti.

Sul palco solo un podio da cui Barbara/Babbo Natale prova il suo discorso, una seggiolina da bambini che strizza l’occhio all’infanzia di tutti, una lavagna appesa alla graticcia, che oscilla, come un pendolo, fra ieri e oggi, segna il tempo, fluttua, minaccia pure di colpire Charlie, alludendo forse a ben più drammatiche fluttuazioni. Essenziale pure il light design: oniriche luci blu di cambio di scena per separare i tre atti e sottolineare il dilemma - Babbo Natale è fantasia popolare o creazione pubblicitaria, è sogno o realtà, è proprio lui o è Barbara travestita? - e un seguipersona che rimbalza e accompagna la dinamica dialettica fra i personaggi, a occhio di bue. Piacevole e sottile l’ammiccamento a atmosfere retrò da rivista americana, mentre smartphone e tablet fanno da segno dei (nostri) tempi. Nel “gran finale”, quando il tutti in scena sancisce la conversione a un atteggiamento più autodeterminato e il “contagio” di una nuova consapevolezza simbolicamente si propaga, con i tre protagonisti che vanno fra gli spettatori, si riaccendono le luci in sala e il followspot si ferma a tondeggiare su una parete del teatro, stilizzata stella cometa, e celebra lo spirito di un Natale più buono e la morale della favola.

Pensare soprattutto a divertirsi, da divèrtere, volgere lo sguardo altrove, è stato ed è l'atteggiamento più diffuso davanti alle difficoltà. Ma - essere in crisi lo impone - è necessario affrontare i problemi, assumersi la responsabilità delle proprie scelte e fare la propria parte per raddrizzare ciò che è storto. Così, in estrema sintesi, dice Barbara/Babbo Natale a Aldo, e Aldo dice a Charlie, e loro tre in coro dicono al pubblico. Il magnifico paradosso? Che proprio facendo volgere lo sguardo altrove, divertendo con il registro leggero della commedia edificante, Massimiliano Comparin, abile narratore e drammaturgo, porta gli spettatori a puntare gli occhi proprio dove voleva lui.


Testo: Massimiliano Comparin
Adattamento teatrale: Angela Demattè
Regia: Savino Genovese
Produzione: Compagnia Genovese Beltramo - Organizzazione a cura di Consorzio PattiChiari
In scena: Savino Genovese, Viren Beltramo, Lorenzo Berto
Direzione tecnica: Andrea Sangiorgi
Voce fuori campo: Brunella Massacesi

Per informazioni sulle prossime rappresentazioni: www.pattichiari.it
Tag:  Econosofia, La vera storia di Babbo Natale, Massimiliano Comparin, Angela Demattè, Consorzio Patti Chiari, ABI, finanza etica, educazione finanziaria, Compagnia Genovese Beltramo

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