L’ispettore Malatesta – Indagini di uno sbirro anarchico

Di Lorenzo Mazzoni, con le illustrazioni di Andrea Amaducci e prefazione di Enrico Pandiani. Un noir ferrarese, un’accoppiata di insoliti sbirri, tre casi da risolvere

di Sabrina Minetti

Pubblicato martedi, 22 novembre 2011

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Courtesy of Momentum Edizioni
Nella trilogia L’ispettore Malatesta – Indagini di uno sbirro anarchico, Pietro Malatesta e il suo collega Gavino Appuntato - due cognomi, due garanzie – risolvono, novelli Starsky e Hutch ferraresi, tre casi di (stra)ordinaria delittuosità.
 
In Nero ferrarese, dopo l’omicidio di un ragazzotto di estrema destra, ucciso da un oscuro commando mentre è appartato con una ragazza, un’ondata di cieca violenza culmina in una strage al Centro Sociale Dazdramir.
 
In Il recinto delle capre un ormai brav’uomo con un passato da teppista e da tossico muore in un parco, con una siringa in vena. Non si tratta di overdose, ma di un letale miscuglio di eroina e veleno per topi. Per Malatesta è un caso speciale, perché Cuccu, il morto, era un amico di gioventù.
 
In Il cinematografo il cadavere di una nana viene trovato sul retro del Cinebanana’s, orrenda mall cittadina.
 
Sul filo dei tre casi polizieschi corre un quarto “caso”: il “caso Malatesta”, poliziotto sui generis, come il titolo del romanzo preannuncia.  Pietro Malatesta da ragazzo era il più agguerrito e pesti-fero (nel senso che pestava duro) componente dei Regolatori, una banda di teste calde specializzata in teppismo da stadio e dintorni. Oggi, a quarantatre anni, Malatesta ammira e professa il pensiero anarchico, pur servendo lo stato come ispettore di polizia. Ogni giorno si reca in bicicletta al Commissariato – “quel suq repressivo”, così lo chiama lui – a svolgere il suo lavoro di “giusto in un’organizzazione ingiusta”. Provvisto di tatuaggi con carpe sulle braccia, che tiene nascosti sotto le maniche del giubbotto alla Starsky, suo idolo televisivo, Malatesta ha il suo Hutch in Gavino Appuntato, l’unico, in Commissariato, ad apprezzare la sua schietta personalità. La rabbia che aveva infuocato gli anni del Malatesta - teppista ora, più che con le botte, il Malatesta -  sbirro anarchico la esprime con sarcastiche parole, con la sua ostinata propensione a pensare con la propria testa, con il suo intransigente spirito di contraddizione, e, talvolta, con qualche irriverenza e qualche gesto di innocua e spassosa “illegalità”.
 
E’ a Malatesta che l’inetto commissario Polano rifila le inchieste più spinose o quelle più insignificanti, con il preminente obiettivo di “toglierselo dai piedi”. E’ con Polano, e con una squadra di colleghi per lo più fastidiosamente tendenti alla paraculaggine, che Malatesta si scontra, o meglio, non si incontra, quotidianamente. La questione è tipica, e topica: mentre Starsky-Malatesta e Hutch–Appuntato cercano, con le loro indagini, di scoprire la verità, Polano cerca di dimostrare, con buona pace dei più, come in ogni delitto ci siano di mezzo “loro” - i rossi, o gli immigrati – invariabilmente incline ad applicare il principio, enunciato dallo scrittore Petros Markaris in una frase che Mazzoni cita: “La soluzione più semplice è sempre un povero disgraziato. Sempre”. E così Polano, intenzionato a bandire dalla terra, o perlomeno da Ferrara, ogni barlume di “rossitudine” e di “stranierità”, persino davanti all’evidenza dei fatti, preferisce considerare Malatesta una sorta di sovversivo e si rifiuta di riconoscerne i meriti e la perspicacia, persino quando diventa innegabile che è l’anarchico sbirro ad averci visto giusto (cioè sempre).
 
Se a Polano Malatesta ci ha fatto il callo, meno semplice è per l’ispettore confrontarsi con l’inevitabile contraddizione fra ciò che è stato e ciò che è, ma anche con il sé stesso di oggi, per il modo in cui, a volte, si trova a doversi comportare, per esigenze “professionali”.  Senza mai risolvere fino in fondo tale pelosa questione esistenziale, finito il lavoro, Malatesta si ritira in buon ordine, facendosi avvolgere dal conforto (si fa per dire) della sua bislacca famiglia e dallo sconforto del tempo che passa, che allontana la giovinezza e avvicina non si sa cosa, non esclusa una sospensione dal servizio, sempre in agguato, per le troppe intemperanze del buon (non si fa per dire) ispettore. Perché Malatesta è, a suo modo, un duro, ma ha, a suo modo, un cuore. La rassegna dei suoi affetti è a dir poco curiosa: lo sbirro convive con una madre strenua fumatrice di canne (fanno bene al suo cancro, dice lei, solo che il cancro ce l’ha da dieci anni e la signora sta benone), con Reinalder, giovine figlio fancazzista costantemente in preda a fascinazioni filosofiche o pseudo tali, con la sua ex moglie Loredana, della quale tollera in casa il grottesco e palestrato attuale compagno, e Gaetano, un colossale cane. Mentre, col passare degli anni, i ricordi di una fratellanza da banda  che lo legava ai Regolatori tornano, ma trascolorano, solo Appuntato riesce a incarnare l’ideale adulto della vera amicizia. Il loro legame cresce senza smancerie, sintetizzato in un emblematico coup de théâtre, che scaturisce dalla fiducia con cui Malatesta si è confidato con Appuntato e dalla lealtà di questi, nel momento del bisogno.
 
E l’amore? Può lo sbirro anarchico vivere senza amore? No, non può. “L’amore vero arriva quando meno te l’aspetti” recitava il quadro finale del film Donne senza trucco. E a Malatesta succede proprio qualcosa del genere. La grazia con cui Mazzoni sa raccontare l’amore in un così ruvido noir è rara e rende consigliabile l’assoluto top secrete il diretto rinvio alla letturaper quanto concerne il Malatesta – innamorato.

Sullo sfondo una Ferrara percorsa dalle biciclette e dalle gambe - irresistibili per Malatesta quelle femminili in gonna - che le pedalano; una cittadina tanto multietnica e spesso retriva; uno spazio urbano rapinato da una colossale mall – cinematografo rosso fuoco, che deturpa la città, che ha spazzato via i piccoli cinema e i luoghi di ritrovo del centro storico, che inghiotte le persone, facendone consumatori, di film spazzatura e popcorn, fagocitati in una standardizzata esperienza di squallido consumismo, e/o malcontenti lavoratori precarizzati, divisi fra chi non si arrende e lotta per i propri diritti e chi, al culmine dell’alienazione, si identifica nelle tristi, e pure perdenti, logiche dell’(im)puro profitto.

In tutto ciò, dicevamo, Malatesta non si arrende. Malatesta, lo sbirro  anarchico, conserva il senso dell’umorismo, complice il fidato e serafico compagno di indagini Gavino Appuntato. E coltiva l’antico spirito ribelle, nei modi che la sua età e il suo ruolo gli consentono. Perché “Un uomo senza rabbia non è niente”. E non zittisce le emozioni, che esplodono, immancabili e sempre sorprendenti, soprattutto nei finali: della giornata, quando lo sbirro torna a contemplare la propria malinconia nel cortile sul retro di casa; dei capitoli, quando l’azione lascia spazio ai pensieri; della storia, quando il Malatesta – pensiero si completa e diventa:  “Un uomo senza rabbia non è niente. E neanche senza amore”.

Lorenzo Mazzoni scrive un romanzo realistico, aspro, beffardo, e anche terribilmente toccante. Al suo narrare serrato, senza fronzoli, ma accurato e capace di poesia, cinematografico e sensoriale, spiritoso e ritmico, rispondono i disegni di Andrea Amaducci, quadri rarefatti, sintetici, che puramente (nel senso migliore del termine) illustrano il racconto: raffigurazioni estremamente stilizzate, rese molto divertenti dal modo in cui Amaducci, con pochi abili tratti, adatta il suo “alieno” per creare un’infinità di personaggi; immagini fortemente evocative, grazie all’ottimo e ardito gioco di scenografia e di inquadrature.
 
Lorenzo Mazzoni ritrae, nel raccontare il microcosmo ferrarese, i tanti mali (e i rari, e perciò assai preziosi, “beni”) del nostro tempo e del mondo globalizzato.  Scrive pagine così noir che più noir non si può, mai con cinismo, di quando in quando con incantevoli – sì! Incantevoli! - moti del cuore, spesso con contagioso umorismo, sempre con partecipazione.

Lorenzo Mazzoni è nato a Ferrara nel 1974. Laureato una prima volta in D.A.M.S. e successivamente in Storia e Istituzioni dell'Asia, ha abitato a Londra, Parigi, Sana'a e Hurghada, e vagabondato, oltre che in Europa, in Marocco, Egitto, Turchia, Kurdistan, Yemen, Laos e Vietnam. Innamorato da sempre di Emilio Salgari, dei Segretissimo e di Graham Greene si è dedicato alla narrativa e ai reportage. Collaboratore de “Il Fatto Quotidiano” e "Il Reporter", ha pubblicato numerosi racconti e romanzi, fra cui "Il requiem di Valle Secca" (Tracce, 2006; Finalista al Premio Rhegium Julii 2007), "Ost "(Edizioni Melquìades, 2007), "Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda" (Robin Edizioni, 2007), "Un tango per Victor" (La Carmelina Edizioni, 2008), "Porno Bloc "(fotografie di Marco Belli; LineaBN Edizioni, 2009), "Il sole sorge sul Vietnam" (fotografie di Tommy Graziani; LineaBN Edizioni, 2010). Per Momentum Edizioni, oltre a “Malatesta, indagini di uno sbirro anarchico”, è uscito “Kinshasa Serenade”.

Andrea Amaducci è nato a Forlì nel 1978.  Attore e pittore ha lavorato per molti anni con il Teatro Nucleo di Ferrara e attualmente collabora a diversi progetti di danza e di laboratori teatrali all'interno delle carceri. Ha all'attivo numerose esposizioni personali e collettive sia in Italia che all'estero. Ha illustrato i noir scritti da Lorenzo Mazzoni che vedono protagonista Pietro Malatesta ed è autore della copertina di “Constantin”, Momentum Edzioni.
 

Malatesta, indagini di uno sbirro anarchico
Lorenzo Mazzoni
Andrea Amaducci (illustrazioni)
Momentum Edizioni, 2011
pp. 371    14 Euro



25 novembre, alle ore 19.00

Prima presentazione milanese
di Malatesta, indagini di uno sbirro anarchico
 

Libreria "Il mio libro"
Via Sannio 18, Milano
(2 mins dalla MM3 Lodi TIBB, oppure filovia 90/91)
 

Saranno presenti l'autore Lorenzo Mazzoni e l'illustratore e performer Andrea Amaducci.
Modererà Sabrina Minetti, scrittrice e collaboratrice di Mondo Rosa Shokking.


...A seguire aperitivo offerto dalla libreria...



 
Tag:  Lorenzo Mazzoni, Malatesta, indagini di uno sbirro anarchico, Andrea Amaducci, Momentum Edizioni, Pietro Malatesta, Gavino Appuntato, Starsky e Hutch, Ferrara, noir

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